Otto episodi. Otto coppie, più o meno. Le loro (dis)avventure nella fase post-sesso. Innamoramenti celati, nascosti oppure vecchi rancori che emergono. Coppie nuove e meno nuove. Sesso per amore, sesso per divertimento, sesso per la prima volta. Otto storie, diverse fra loro, legate solo dalle riflessioni dovute alla fase successiva del rapporto sessuale.
E poi il fumo di una sigaretta. Ma per dimenticare, non per assaporare meglio il tutto. Per dimenticare quello che si è appena visto e sentito. Perché tra mari di retorica e ironia di bassa lega, solo poche emozioni furbe senza dignità. Il regno della morale, potremmo dire. Si, perché è un film dove si parla sempre di sesso e non si vede nemmeno il minimo accenno a un corpo nudo. Tutto è un velo, sottile, che ricopre la passionalità. Un negare, non troppo sottile, della fisicità. Dopo il sesso: parole. E le parole, trasbordanti, hanno la patina prolissa del tono morale. Raccontare di coppie omosessuali, di prime volte, di problemi di coppia non è certo essere provocatori. Ma a questo si vuole puntare. Scuotere le coscienze, indagare fra le pieghe nascoste dall’ipocrisia. Tutto questo però non c’è. Si vede solo una bacchetta che vuole insegnare. Che vuole insegnarci che cos’è l’amore attraverso parole, su parole, già sentite. Sempre quelle, le parole, come un decalogo del Dio della retorica. Un decalogo, si, e quindi il peso della morale.
Qualche volta il già noto sotterra il ragionamento: dopo un rapporto gay un giovane è turbato dalla sua sessualità e nega la sua natura omosessuale. Spesso il già visto annoia la coscienza: un genitore che entra nella stanza e sorprende la povera figlia vergine fino a un minuto prima (con tanto di ragazzo che va sotto il letto…). Sempre la banalità annienta ogni possibilità di pensiero: una ex-coppia che dopo il sesso si domanda, e si risponde, dei perché non ha funzionato.
Programmatico, scontato, frivolo. Poco lucido, perché mostra solo il risvolto primo, l’ovvietà. Non approfondisce, mai, in nessuna direzione. Non prova, mai, una strada diversa da quella principale dell’ “amore sempre e comunque è la cosa più importante”. Un film falso, non accenna agli odori, ai compromessi, ai complessi. Un film senza anima, non ci sono lacrime che non si asciugano, sofferenze incurabili, felicità incontrollate. Non c’è il dolore sereno di un’umanità effimera.
Dov’è la passione che sotterra tutti i sofismi prematuri? Dov’è la nostalgia che silenziosa oltrepassa il muro dell’indifferenza e dell’incomunicabilità? Dov’è, soprattutto, la tenerezza che assopisce dalla più piccola alla più grande delle paure? Niente di tutto questo. E molto altro manca. Non c’è il cinema, non un’idea sulla vita né la benché minima immagine che sola è capace di creare un sentimento. Non c’è il cinema, solo un susseguirsi immutabile di modesta futilità. Lenzuola pulite, per animi di spettatori che vorranno stare senza preoccupazioni…

 

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