Attraverso le dichiarazioni di Lena e Niels (Amburgo), di Chabi (Saragoza), di Mina (Parigi), di Dan (Londra), di Michael (Nizza) e di Muli (Berlino) il documentario intende restituire una testimonianza di chi ha vissuto in prima persona le violenze del blitz alla scuola Diaz di Genova in occasione delle manifestazioni contro il G8 del 2001 e le torture alla Caserma di Bolzaneto.
Ci sono documentari che si muovono sul filo dell’ambiguità e Black Block appartiene di diritto alla categoria. Non perché, con pieno diritto, decide di ascoltare solo il punto di vista delle vittime senza alcuna forma di contraddittorio. Si tratta di una scelta netta e dichiarata e quindi assolutamente rispettabile. L’ambiguità scatta invece proprio nel momento in cui si prende una parte per il tutto e si denuncia (sacrosantamente) una violenza occultandone totalmente un’altra. Perché non si fa fatica a credere a quanto viene affermato, alle descrizioni della brutalità selvaggia con cui le forze di polizia sono intervenute contro persone che dormivano per poi proseguire i soprusi in un luogo meno esposto come la caserma di Bolzaneto. I dubbi nascono quando si scopre che il documentario non tenta alcuna analisi del movimento ma si limita a sottolineare la violenza dello Stato quasi che questo fosse più che sufficiente a far dimenticare la violenza indiscriminata contro cose e persone di cui i Black Block non sono certo ignari spettatori ma strategici protagonisti. Fatti salvi, lo ripetiamo, i casi singoli, la beatificazione di un movimento dichiaratamente violento è un’operazione di fatto reazionaria perché conferma le forze dell’ordine nella bontà della loro azione repressiva anche fuori dalle regole. Negare l’evidenza è sempre controproducente.
È doveroso però ammettere che la negazione di cui sopra non è totale. L’immagine di un Black Block trionfante in piedi su un’auto privata rovesciata è emblematica e fa sorgere una domanda provocatoria. Se quell’auto fosse appartenuta a Carlo A. Bachschmidt quale sarebbe stata la reazione? Due stelle solo ed esclusivamente per il rispetto che si deve alle vittime di violenze.

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