Un uomo sta guidando nel traffico cittadino. D’improvviso la sua auto, ferma a un semaforo, non riparte più. Non si tratta di una panne tecnica. Molto più tragicamente, l’uomo non vede piuù nulla se non un biancore lattiginoso. Dopo che un passante, con la scusa di accompagnarlo a casa, gli avrà rubato l’auto, l’uomo andrà a farsi visitare da un oftalmologo il quale, al risveglio il mattino dopo, si ritroverà privo della vista. L’epidemia si espande a macchia d’olio e i primi colpiti vengono internati in un ospedale nel quale si fa ricoverare anche la moglie del medico che è l’unica a non essere stata colpita dal morbo. Da quel momento utilizzerà il proprio vantaggio (che non rivelerà agli altri) per cercare di sopravvivere all’inferno in cui si trasforma la società.
All’origine di questo film sta un famosissimo romanzo di Jose Saramago. L’ultraottantenne autore ne ha sempre impedito la trasposizione cinematografica perchè temeva divenisse una sorta di film di zombie. Dopo lunghe trattative solo l’incontro con lo sceneggiatore Don McKellar lo ha convinto a cedere. La sua è stata una decisione saggia perchè, pur con le consuete e inevitabili differenze tra opera letteraria e cinema, Blindness conserva lo spirito del libro grazie anche alla scelta (criticabile da parte di alcuni puristi ma in questo caso necessaria) di far intervenire la voce narrante.
“Non penso che siamo diventati ciechi. Lo siamo sempre stati. Ciechi che vedono. Persone che possono vedere ma non vedono”. Con queste parole ha inizio il film e il bianco in cui progressivamente l’umanità s’immerge è sconcertante più che minaccioso. Sarà la cecità collettiva a portare l’oscurità del ritorno a una ferinità primordiale priva di qualsiasi inibizione. Ma chi cercherà di riportare alla ‘luce’ coloro che la circondano sarà una donna. Unica a vedere, la Moglie (il personaggio non ha un nome nè nel libro nè nel film) caricherà su di sè tutto l’orrore di quanto la circonda offrendo poi la propria disponibilità quale guida a una possibile resurrezione così come nelle icone ortodosse Cristo scende agli Inferi per prendere per mano Adamo ed Eva e liberarli dal peccato originale.
Meirelles è un regista molto ‘fisico’ e i suoi due precedenti film (City of God e The Constant Gardener) sono lì a testimoniarlo. Rifugge quindi da una lettura più simbolica che forse avrebbe in qualche occasione giovato al film, per concentrarsi invece sulla discesa negli abissi di un’umanità talmente fragile da essere pronta a divenire ‘cieca’ nel momento in cui le sue abituali certezze vengono incrinate.
Un’inaspettatamente bionda Julianne Moore offre al suo personaggio un corpo che progressivamente sembra degradarsi nello sforzo di conservare un barlume di coscienza di è’. Una luce interiore che non può spegnersi mai…
Versione Video: DvdRip – Audio: Ac3 – Qualità V:10 – A:10

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