Ascanio Gaetano Cavallini è un principe romano decaduto che affitta il suo palazzo a troupe televisive e consuma le giornate tra funerali, vernissage e cene rigorosamente a sbafo. Leonardo Lo Bianco è un senatore corrotto e impenitente in attesa del voto del Senato e del suo destino politico. Alberto Dominici è un imprenditore romano col vizio del lusso e dell’evasione fiscale. Rosaria Miccichè è una manager siciliana emigrata a Milano, che rinnega le origini meridionali ed è ossessionata dalla tecnologia. Romeo Telleschi è un milanese trapiantato in Puglia con una consorte petulante e tre figli indifferenti. Luigi Pinardi è un notaio di Napoli vessato da una moglie isterica e a caccia di una singolare collaboratrice domestica. Cecco è un tifoso scaramantico della Fiorentina, che segue in trasferta con Chiara, eterna fidanzata decisa a impalmarlo. Tra problemi, corna, vizi e scaramucce, proveranno ciascuno a suo modo a portare a casa la giornata. Evidentemente italiana.
Ci risiamo. Superato l’inverno, il Natale e il tradizionale cinepanettone, mentre ci prepariamo a godere della dolcezza della primavera e del buon cinema a venire, i Vanzina ritornano coi loro film eroicamente uguali a se stessi. Convinti da sempre di essere implacabili osservatori dei costumi italiani, di cui sono più verosimilmente complici, Enrico e Carlo Vanzina confezionano l’ennesimo e inintelligente divertissement ‘usa e getta’, orecchiando con furbizia e consumata superficialità le mode del momento. Ma cominciamo dalla fine, che per inciso è la cosa migliore del film, dove sui titoli di testa scorrono ‘fuori copione’ i quattro protagonisti, Diego Abatantuono, Lino Banfi, Vincenzo Salemme e Christian De Sica.
Emancipati finalmente dalla disossata e spenta scrittura vanziniana, i comici pronunciano poche battute nonsense che liberano una risata sincera ma rivelano sconsolatamente l’incapacità dei registi-fratelli di valorizzare il valore dei portatori sani della comicità italiana. Il dialogo godibilissimo tra Abatantuono e Banfi, che incrocia la koinè vagamente pugliese del primo col dialetto stretto e autenticamente pugliese del secondo, è un’improvvisazione che in realtà ha una forte identificazione e si nutre di mestiere tramandato. Spogliati del loro temperamento attoriale, i nostri non passano davvero una ‘buona giornata’, costretti e ‘ridotti’ una volta di più dentro episodi di limitatissimo respiro, sguardo e giudizio (morale).
Buona giornata è un film piccolo piccolo che aderisce al mondo messo in scena, promuovendo piuttosto che criticando ‘certi’ stili di vita, insistendo sugli equivoci sentimental/sessuali, sul regionalismo vernacolare (ci sono un pugliese, un napoletano e un romano…), sulle ‘curve’ della straniera di turno, sul malcostume che in tempi di stretti nodi economici viene diligentemente stanato e castigato.
In conclusione, niente riso pasquale, niente rinascita, passione o resurrezione. Il comico è morto. Non assume su se stesso il peccato. Non si tira le pietre. Figuriamoci le torte di panna.. Fonte trama

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Versione: AC3.DvdRip – Qualità Video:10 – Audio:10
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