Un misterioso raggio di provenienza aliena colpisce le vigne e i terreni adibiti al pascolo di un casolare vicino Roma. La tenuta appartiene al professor Chenier, scienziato con una passione per l’enologia, che, pochi giorni dopo l’accaduto, viene portato via da degli uomini in nero. Molti anni dopo, il figlio Vladimiro vive da solo nel casolare tormentato dai ricordi del padre scomparso e della sorella morta suicida. Una sera ritrova nella cantina di casa una serie di vecchie bottiglie di vino rosso e un messaggio del padre che lo invita ad assaggiare il frutto di quella speciale annata. Il vino, denominato “Caresse de Roi”, viene assaggiato da Vladimiro una sera a cena assieme all’amico d’infanzia Amilcare, salumiere dal carattere vitale e sanguigno. Dopo solo pochi sorsi, i due amici si ritrovano in preda a una febbrile euforia, viandanti in uno strano luogo popolato di musicisti che non suonano, di bar che servono caffè senza zucchero e di loschi figuri armati di coltelli da esoterismo.
In Italia vigono disciplinari riguardo alla produzione del vino che ammettono una denominazione di qualità in base all’utilizzo di uve specifiche. In barba a ogni legge e logica narrativa precostituita, Luciano Capponi crea invece uno schizofrenico distillato d’autore che attinge da ogni genere immaginabile e da tutti i registri praticabili. Un’invasione aliena e la conseguente comparsa di “men in black” dotati di maggiolini neri dalla targa inglese, costituiscono solo l’incipit di una storia che cita teatro dell’assurdo e commedia popolare, fantascienza barocca e thriller soprannaturale. I due protagonisti si chiamano Vladimiro e Amilcare e, come i Vladimiro ed Estragone di “Aspettando Godot”, vagano in un mondo surreale in cui nonsense e giochi di parole si alternano a massime filosofiche e comicità da avanspettacolo.
Col passo scoordinato e sbilenco dell’ebbrezza, il film si muove fra un mondo reale popolato di agenti segreti corrotti e santoni dediti all’occulto, e un aldilà dove si proietta a ripetizione il finale di A qualcuno piace caldo e convivono anime che rimandano all’immaginario sportivo (Patrizio Oliva vestito da senatore romano), a quello felliniano (la banda silenziosa e il prete truffatore) e a quello erotico-televisivo (una Barbara Bouchet con baffi vistosi). Nel sistematico disordine del progetto, l’intento di Capponi non è ovviamente quello di strutturare un racconto coerente, quanto quello di creare un film da degustazione, in cui vari colori, aromi e intensità si sovrappongono fino a far perdere i sensi e il senso.
L’immagine della farfalla è l’emblema di questa teoria del caos volontariamente perseguita dal regista e la “Butterfly Zone” che da titolo al film diviene un territorio liminare fra l’impianto classico del cinema mainstream e il sogno surreale dell’avanguardia diegetica. Come l’orientamento di una farfalla, Butterfly Zone si muove freneticamente senza alcuna direzione precisa di luogo in luogo, di tono in tono, riuscendo ad essere allo stesso tempo esistenzialista, mistico, kitsch e demenziale.
Molto è visibilmente lasciato all’improvvisazione degli attori; il resto viene invece rimandato al gusto dello spettatore, che può lasciarsi ubriacare dall’impetuosità del film, oppure rimandare la bottiglia al sommelier Capponi, citandogli Goethe: “La vita è troppo breve per bere vino scadente”…

 

Versione: Video: BDRip – Audio: AC3 – Qualità V:10 – A:10
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Butterfly Zone Il senso della farfalla in Streaming ITA