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Montréal. Antoine è un uomo che ha tutto: una donna che ama fin dall’adolescenza, due figlie bellissime, un lavoro da dj ad alti livelli che asseconda la passione della sua vita: la musica. Un giorno, però, Antoine rompe per sempre questo stato di cose e lascia la moglie per una giovane donna, Rose, incontrata per caso. La ex non si dà pace, la figlia maggiore neppure. La donna ha anche un incubo ricorrente: un bambino che urla dal sedile posteriore della propria automobile. “Intanto”, a Parigi, negli anni Sessanta, Laurent è un bimbo nato affetto da sindrome di Down, rifiutato dal padre, e spinto oltre i propri limiti dall’amore immenso di Jacqueline, madre testarda e tenace, che lotta quotidianamente per fare di lui un bambino come gli altri. Ma è solo quando incontra Véronique, una bambina down come lui, che Laurent trova il suo luogo naturale e si lega a lei con una passione ferrea, che causa una gelosia violenta in Jacqueline.
Il film di Jean-Marc Vallée è dunque una riflessione sulla difficoltà di certe separazioni, che contengono il dolore enigmatico e tragico di un lutto ma, se negate, si risolvono spesso nel rifiuto di continuare a vivere, per sé o per l’altro.
Come in C.R.A.Z.Y. la musica ha un ruolo fondamentale (Café de Flore è una canzone/ossessione) e mira a creare nello spettatore uno stato mentale ipnoidale, che lo disponga ad abbassare le difese emotive e lo metta in sintonia con la materia di cui è fatto questo film: ricordi, allucinazioni, emersioni incontrollate dell’inconscio. Per la seconda volta, inoltre, al centro della pista c’è una storia sull’identità: in C.R.A.Z.Y. era la diversità (un ragazzo gay in una famiglia di uomini all’ennesima potenza), mentre qui è l’uguaglianza, l’appartenenza ad un’anima gemella.
L’estetica del film è patinata e sfrutta fino all’estremo gli stilemi del videoclip musicale, ma ha una giustificazione intrinseca nella vita condotta dal personaggio principale. A livello di contenuti il copione è invece tutt’altro che superficiale; sviscera il tema in tutte le declinazioni obbligate, optando dunque per una concentrazione ombelicale, quasi manualistica, che può coinvolgere ma anche allontanare. Ciò che rende l’opera ardita e originale è soprattutto il modo in cui le due storie, ambientate in epoche diverse, diventano una, al termine di un puzzle che richiede pazienza e disposizione. Il collegamento, che scomoda ingredienti paranormali, è insolito quanto basta. Si può reagire come l’amica della moglie e pensare che è tutta una sciocchezza (“bullshit”), o si può decidere di seguire quest’impresa dal cuore profondamente cinematografico. Perché per Jean-Marc Vallée, in fondo, la terapia passa attraverso il coraggio di raccontarsi una storia, quella giusta, per quanto dolorosa o incredibile possa sembrare a chi (la vede e) l’ascolta. Fonte Trama

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Versione: BRRip Sub-ITA – Qualità: A.10 – V.10

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