CaribbeanBasterdsDue fratelli inglesi, Roy e Linda, sono in vacanza su un’isola del Venezuela, ospiti nella villa del padre, un trafficante che vende armi alle popolazioni in guerriglia del Centro America. Durante un combattimento clandestino, i due fratelli incontrano José, anche lui figlio di uno dei ricchi signori delle armi dell’isola, cominciano a frequentarsi e a condividere opulenza e vita dissoluta. Ma Roy cova dentro una certa inquietudine per i traffici gestiti dal padre e un giorno, dopo aver litigato furiosamente con lui, decide di rivolgere questa rabbia verso l’esterno e di scaricarla verso i suoi soci d’affari ricorrendo a stupri e ultraviolenza.
Vedere un b-movie all’italiana nell’era della riabilitazione degli “stracult” e della tarantinite acuta sembra porre una questione simile al paradosso dell’uovo e della gallina. Il fatto che i registi italiani che negli anni Settanta emulavano, con spirito anarchico e un po’ cialtrone, i film americani, siano oggi fra i padri putativi di alcuni nuovi cineasti e tornino a fare film sulla scia del successo di quest’ultimi, genera un circolo vizioso fatto di relazioni incestuose e figli bastardi. I nuovi giustizieri di Castellari possono fregiarsi della stessa storpiatura dei basterds di Tarantino, in quanto a loro volta figli illegittimi del gruppo di soldati di Quel maledetto treno blindato; ma se Castellari rielabora Tarantino che si richiama a Castellari, chi dei due è il vero figlio bastardo?
Senza dubbio per entrambi l’imbastardimento passa attraverso il look, oltre che l’intertestualità: la Sposa in cerca di vendetta di Kill Bill può indossare la tuta gialla che ha reso celebre Bruce Lee, così come i “pirati della giustizia” di Castellari possono vestirsi come i Drughi di Arancia meccanica e scatenare l’ultraviolenza e il “dolce su-e-giù” sui corpi sfatti dei signori delle armi del Centro America e i seni rifatti delle loro mogli. Ma il gioco di rimandi non si limita al travestimento citazionista e investe anche certi altri stilemi ormai consolidati, come la firma-cameo del regista (Castellari picchiato e derubato dalla protagonista femminile), il dialogo cinefilo e metalinguistico (i due poliziotti che discutono sul film di Kubrick e sull’emulazione della violenza cinematografica) o il nome nascosto (il trafficante di droga dell’isola si chiama proprio Tarantino). I veri valori dell’autore di Pulp Fiction, ovvero la raffinatezza di scrittura e la solidità della struttura, devono essere invece il carattere recessivo del patrimonio genetico, visto che Caribbean Basterds, per il resto, somiglia a un porno-soft sotto anfetamine, con la camera digitale che fa tremare l’inquadratura a ogni pugno sferrato e che passa da colore a bianco e nero e viceversa in ogni momento di violenza convulsa. Rispetto al vecchio cinema di genere italico, restano invece intatti la violenza del mondo come mero pretesto per godere di altra violenza e il sangue di colore rosso rancido pronto a schizzare dirompente sull’eredità del neorealismo e di tutto il cinema umanitario…

 

 

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