Nel corso di una truffa ai danni di un istituto di credito, viene assassinato un uomo, Solal. Qualche mese dopo suo fratello, soprannominato Cash, decide di trovare il colpevole mettendo in scena un’intricatissima truffa che, a partire da uno smercio di banconote fasulle per arrivare al furto di una valigetta piena di diamanti, coinvolge un ampio numero di persone (fra i quali una famiglia di contraffattori, una bellissima donna con un padre facoltoso, un’agente dell’Europol molto ambiziosa), in un gioco di ribaltamento continuo fra complici e avversari all’interno del quale chi conduce meno intrighi è destinato ad essere il “piccione”.
“Non c’è truffa senza un piccione” dice la frase di apertura del film. Un motto che riflette non solo il gioco delle parti che sta alla base dei tipici film di truffe, raggiri e rapine, ma anche il tipo di atteggiamento che si richiede allo spettatore, che, come il “piccione” che verrà raggirato nel film, deve avere della storia solo una visione parziale, in modo da poter restare sorpreso o spiazzato dalla risoluzione finale.
Il motto trova quindi il sapore di una formula standard riguardo questo genere di film, il cui modello di riferimento è quello americano ed in particolare la nuova lucentezza che gli ha donato la patina glamour della serie di Ocean’s Eleven.
Il riferimento con i film di Soderbergh non è certo celato, anzi in più occasioni Eric Besnard applica alla lettera lo stesso stile e le stesse caratteristiche compositive che hanno fatto la fortuna della banda di George Clooney e Brad Pitt: continui split screen, fermi immagine, l’esibizione di una tecnologia-panopticon e un accompagnamento musicale che fonde suoni elettronici e volteggi al contrabbasso. Il che costituisce un pregio e un limite per il film di Besnard, dal momento che la fedeltà al modello americano è talmente pedissequa che, se non fosse per la francofonia, Ca$h potrebbe benissimo essere scambiato per un seguito della pellicola yankee girata nella sempre perfetta location parigina (come lascerebbe pensare anche la presenza di due attori attivi anche su suolo americano come Jean Reno e Valeria Golino).
Il terreno sul quale Besnard tenta maggiormente di smarcarsi e di superare il “maestro” è quello della sceneggiatura, proponendo una continua accumulazione di rovesciamenti radicali del gioco di alleanze che vede così i “Cash’s Eleven” essere ad ogni momento complici o antagonisti, soci o oppositori della grande truffa. Una truffa talmente contorta da poter risultare alla fine davvero troppo confusa e macchinosa, anche per lo spettatore che più diligentemente si presta al suo ruolo di “piccione”…

 

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