Dalla relazione clandestina tra Masashi (Hiroshi Abe), uno yakuza in trasferta a Bangkok, e Zin Ammara Siripong), una delle donne della gang di crudeli transessuali capitanati dal boss Numero 8 (Pongpat Wachirabunjong), nasce Zen (JeeJa Yanin), bambina autistica che passa il tempo a mangiare cioccolatini, spiare gli allenamenti di Muay Thai e vedere i film di arti marziali (tra gli altri, anche Ong Bak con Tony Jaa). Quando la madre scopre di essere malata gravemente, Zin e il suo amico Moom (Taphon Phopwandee) mettono in piedi uno spettacolino per racimolare qualche soldo, e soprattutto fanno visita ai vecchi creditori di Zin per recuperare il denaro dovuto. È in questo momento che la giovanissima Zen mostra il suo talento, combatte contro grossi bruti arrabbiati per difendere i suoi cari, sfoderando un coraggio innato degno di Bruce Lee.
La piccola e apparentemente fragile Zen picchia duro. Non si direbbe, a guardarla rannicchiata per terra a mangiucchiare Smarties colorati ma, se provocata a dovere, diventa una macchina da guerra indistruttibile. Il film del tailandese Prachya Pinkaew impiega tutta la forza espressiva a disposizione per mettere in luce l’aspetto coreografico dei combattimenti, tralasciando tutto ciò che riguarda la sfera psicologica dei lottatori. L’intreccio rimane solo un abbozzo, seppur con qualche spunto originale (difficilmente si incontrano gangster transessuali), e le parti coinvolte rivelano personalità rigide, senza chiaroscuri, fin troppo coerenti. Il senso dell’operazione si trova nell’esibizionismo ipnotico delle risse, vere e realmente sofferte, che si susseguono una dietro l’altra, andando a toccare ambientazioni che ben si assemblano, per contrasto o aderenza, con i movimenti rapidi di kung fu, scherma e Muay Thai. Una fabbrica di ghiaccio, un capannone della “Choco” e uno stabilimento di macellazione sono quindi parte integrante dell’azione, rappresentando un montaggio di geometrie che fa da supporto a mosse, salti e cadute ardite. Chocolate è in sostanza questo: una (troppo?) lunga lista di scene di zuffa violenta ben costruite, affascinanti da vedere ma che trasmettono emozioni transitorie. Senza una forza drammaturgica a sostenerle, restano solo bei quadri senza cornice. L’occhio dello spettatore viene accontentato ma per l’anima non c’è niente da fare…

 

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Chocolate in Streaming ITA