Civediamodomani

Marcello Santilli è uno spiantato sempre in cerca dell’occasione per “svoltare” la propria esistenza popolata da una ex moglie, una figlia che considera il padre “il bruco nella sua mela” e una nonna che l’ha cresciuto in assenza dei genitori, e che continua a chiedergli se gli affari vanno bene (sapendo che non è mai così). Quando Marcello apprende che un paesino della Puglia abitato da ultranovantenni è privo di un’agenzia di pompe funebri decide di aprirne una lui, convinto che sia l’opportunità della sua vita, visto che “in tempi di crisi la gente fa solo due cose: mangia e muore”. Ma i vecchietti non hanno alcuna intenzione di andarsene, e Marcello rischia di fare l’ennesimo buco nell’acqua.
Su uno spunto non dissimile da quello del Pinuccio Lovero di Pippo Mezzapesa, che vedeva un becchino del bitontino impossibilitato a svolgere il proprio mestiere per mancanza di defunti, Ci vediamo domani imbastisce una vicenda che fa luce su una problematica contemporanea: la contrapposizione socioeconomica fra i quarantenni privi di opportunità lavorative “massacrati da preoccupazioni e incertezze” e la generazione dei loro nonni che, non avendo “niente da perdere” (e spesso potendo fare conto su una pensione e una casa di proprietà), può godersi il presente (acciacchi permettendo) senza l’angoscia costante del domani, nel privilegio di un “coraggio assoluto”.
Il film di Andrea Zaccariello, autore di corti pluripremiati e regista di innumerevoli spot pubblicitari fra cui quelli “celestiali” di una nota marca di caffé, non è una commedia tout court (anche se si ride e si sorride) ma la storia malinconica e a tratti struggente di un maschio contemporaneo preso d’assedio da una realtà fatta di “furbetti del quartierino” e di chance mancate. La vis comica di Enrico Brignano, da sempre sottesa da una vena di strazio esistenziale, si attaglia perfettamente al personaggio di Marcello, e forse ne è l’ispiratrice.
Intorno al suo personaggio la complessa realtà italiana è raccontata in dettagli precisi: l’arredamento “antico” della casa della nonna, le palazzine di dignitosa modestia del quartiere romano, il paese arcaico la cui piazza è attraversata dagli anziani abitanti come certe inquadrature pasoliniane dalle galline di cortile. La piega lievemente surreale della messinscena viene allo scoperto in un’inquadratura finale, con un personaggio che guarda in macchina con espressione stranita.
Imperfetto nel ritmo narrativo e nei tempi comici nonostante la verve di Brignano, Ci vediamo domani resta comunque un coraggioso tentativo di pescare dalla realtà e restituircela non edulcorata, con la stessa laconica presa d’atto della figlia di Marcello (Giulia Salerno, molto brava e credibile) quando dice: “Io non giudico, semplicemente non faccio finta di niente”.
E Zaccariello, anche sceneggiatore, riporta correttamente sulle spalle del protagonista la responsabilità morale delle sue scelte, ricordandogli che la coscienza di non meritarsi le proprie sfortune non lo assolve dal dovere di evitarne altre, a sé e a chi gli sta vicino. Bel ruolo di contorno per Burt Young (doppiato da Omero Antonutti) nei panni di un “papà d’America” pronto ad accogliere Marcello, pregi e difetti, raffinata la canzone finale di Cristina Donà…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10

 

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