ConfessionDunEnfantDuCiecleOctave scopre che la sua donna lo tradisce e non riesce a superare la delusione. Incapace di amarla ancora ma anche di vivere senza di lei, cerca consiglio presso l’amico Desgenais, ricco e cinico, che lo invita ad accantonare le illusioni sentimentali e a dedicarsi al libertinaggio. Octave gli dà ascolto per un periodo, ma la morte del padre lo riporta bruscamente alla ricerca di una vita più autentica e per questo si trasferisce in solitudine in campagna. Qui incontra Brigitte, una vedova più grande di lui, della quale s’innamora ricambiato. Ma il sospetto fa ormai parte del suo carattere e la gelosia mina sempre di più la loro relazione.
Tratto dal romanzo del 1834 nel quale Alfred De Musset mise per iscritto l’avventura burrascosa della sua passione per George Sand, il film della Verheyde, che non è la prima versione cinematografica di questo testo, mira soprattutto a raccontare un periodo storico-culturale nel quale il romanticismo scivola nel decadentismo, la morale si fa relativa, il futuro appare sterile, l’amore un sentimento crudele, e la melanconia regna sovrana.
Dopo Stella, piccolo grande film d’ispirazione autobiografica, la regista approccia dunque un progetto ben più ambizioso, ma sbaglia clamorosamente il colpo. È lo spettatore, a questo punto, ad aver ragione di sentirsi malinconico, deluso nelle aspettative che aveva coltivato.
Non è tutta e solo colpa sua, ma il miscasting di Pete Doherty nuoce moltissimo al film, che invece a livello visivo conferma il gusto di Silvie Verheyde nell’impasto dei colori, nella scelta degli ambienti e delle luci, che non è mai fine a stesso ma risponde sempre ad un scopo interno e coerente. Il ripiegamento nell’interiorità, il sentimento di mistero e la fuga dalla realtà, tipici del periodo e del monologo di riferimento, sono infatti ben resi, attraverso una fotografia fumosa e onirica, illuminata solo a tratti dal sorriso di Charlotte Gainsbourg.
Tuttavia l’incompetenza attoriale di Doherty è tale da guastare irrimediabilmente il quadro. Protagonista sfortunatamente assoluto, supposta incarnazione dell’ideale androgino dell’epoca e, non troppo velatamente, della figura del poeta maudit, il suo Octave non conosce altra vena espressiva se non quella della languidezza e peggiora le cose ogni qualvolta tenta una nota più drammatica o incisiva. I dialoghi si trascinano così mollemente, più vuoti che letterari, e il suo teorico sfinimento emotivo finisce per tramutarsi nello sfinimento reale del pubblico in sala… Fonte Trama

 

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