Luca (Orlando) è alle prese con la causa di divorzio di Caterina (Brilli) e Filippo (Salemme), che si rimbalzano i figli, bambini degeneri che snobbano la playstation e vorrebbero andare al planetario. Smessa la toga, non depone le armi ma le affila, arcistufo della moglie Loredana (Signoris), al punto da trasferirsi nell’appartamento del figlio universitario. L’altra figlia (Capotondi) è a Parigi con Marc (Zidi), ma la Nuova Zelanda chiama e promette una nuova vita e, forse, un nuovo amore. Intanto Sergio (Bisio), scomparsa Michela (Ricci), si ritrova con due figlie adolescenti e una fidanzata interdetta (Wurth), mentre Paolo (De Luigi) subisce le minacce dell’ex (Gassman) di Monique (Cassel) ed Elisa (Gerini) resta folgorata dalla scoperta che il prete che sta per sposarla a Corrado (Tognazzi) è in realtà il suo ex Lorenzo (Insinna).
Fausto Brizzi gioca con l’amore e con il caso in una commedia corale dagli incastri ben oliati, che impugna ad ombrello il tema degli ex amanti e ragiona sul come si faccia presto a divenirlo – basta un misunderstanding – e sul come, in fin dei conti, non lo si divenga mai, perché l’amore non si cancella, nemmeno con la gomma più potente, quella della morte.
Commedia sentimentale, Ex non disdegna punte di comico tout court, sulle spalle di Fabio De Luigi e del ritrovato Gianmarco Tognazzi, e non fa della commozione un tabù, affidandone a Bisio la delicata gestione. Una regia senza vezzi e senza incertezze lascia il centro della scena alla scrittura e ad un girotondo di attori capacissimi, che si sostengono a vicenda sul filo della qualità e del tempismo comico. Tanto basta per fare di questo film il prodotto medio di successo che le chiacchiere di produttori e distributori inseguono da anni, insieme alla fenice di un’industria cinematografica nazionale.
Il modello dichiarato è Love Actually ma, mancando Richard Curtis e Hugh Grant, si apprezza lo sforzo. Peccato solo che, di quando in quando, il tanto si faccia troppo, anche per colpa di una colonna sonora senza soluzione di continuità, che nei momenti peggiori si trasforma in tenaglia strappalacrima. Così Parigi diventa l’attico sul Moulin Rouge e al Natale si aggiunge San Valentino, in un gioco al raddoppio che si poteva anche evitare. Con l’eccezione della linea Gerini-Tognazzi-Insinna, il parametro sociale permane altolocato (più ancora che in Love Actually, dove si parlava niente meno che di un primo ministro) ma funziona la varietà generazionale e la trasformazione degli episodi in affluenti di un unico fiume (120 minuti)…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10
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