Stavolta Homer l’ha fatta grossa. Non solo ha portato un maiale in casa, ma ne ha persino scaricato i bisogni nel lago di Springfield, appena depurato, che ha così nuovamente superato i limiti sostenibili di inquinamento: il governo americano non può che intervenire e inglobare la cittadina sotto una cupola di vetro indistruttibile per evitare contaminazioni. La famiglia Simpson, messa alla gogna dal resto della popolazione, non può che fuggire (in Alaska): spetterà a Homer, dopo mille vicissitudini, riportare le cose alla normalità.
Due domande erano in attesa di ricevere una risposta, dal giorno dell’annuncio che I Simpson sarebbero finalmente arrivati al cinema: qualcuno pagherà per vedere sul grande schermo le avventure della più famosa famiglia americana, nonostante si possano guardare centinaia di episodi gratis in televisione? Gli autori saranno riusciti a infondere nuova linfa a una serie che, dopo vent’anni di trionfi, comincia a perdere un po’ di smalto? Se alla prima, il boxoffice ha replicato con un incasso superiore al mezzo miliardo di dollari in tutto il mondo, alla seconda la risposta è un sì non del tutto convinto.
È indubbio che I Simpson – Il film sia divertente, simpatico e proponga a volte gag fulminanti (“Spiderpork”): tuttavia non si può fare a meno di notare che il cinismo, la capacità di mettere alla berlina vizi, paure, dogmi e false certezze del mondo occidentale risulti spuntata rispetto alla stragrande maggioranza delle puntate viste in televisione. La sceneggiatura, scritta da tante, forse troppe, mani, non ha il solito mordente e sembra ritrarre la mano dopo aver scagliato il sasso: la comicità è quasi del tutto affidata a numerose slapstick, gag visuali e alle solite scaramucce tra Homer e i componenti della sua sbalestrata famiglia, con il resto dell’infinita galassia di concittadini e personaggi secondari a fare da mero sfondo alla vicenda.
Molto apprezzabile è invece il non aver voluto snaturare lo stile grafico dell’originale: le poche sequenze in tre dimensioni sono piacevoli e ben inserite nel contesto. Resta però l’impressione che il “film” sia più simile a un episodio televisivo allungato che a una vera opera cinematografica. Un po’ delusione quindi, e una mezza occasione mancata. Una stella in più comunque va data “alla carriera”, perché riuscire a far ridere e riflettere per vent’anni (e diciotto stagioni) è quasi impossibile nel frenetico mondo dell’intrattenimento, ma I Simpson, e quattrocento puntate lo dimostrano con cristallina chiarezza, ce l’hanno fatta.. Fonte trama

 

 

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