IagoVenezia, 2009. Iago è uno studente di architettura di bassa estrazione e somma ambizione. Innamorato della bionda Desdemona, figlia irrequieta del rettore della facoltà di architettura, Iago è a un passo dal chiederle la mano e dal progettare la città ideale. Deciso a conquistarla durante un ballo in maschera, il plebeo è gabbato dal nobile (per lignaggio) e moro Otello, arrivato dalla Francia in Laguna a miracol mostrare. Usurpato il “regno” (il posto di responsabile nel progetto di allestimento della Biennale) e insediato il cuore di Desdemona, Otello diventa per Iago nemico da abbattere. Nelle notti bianche veneziane Iago perfezionerà il suo disegno volto al progressivo annientamento delle certezze di Otello. Lo aiuteranno nell’impresa la smaliziata Emilia e il volubile Roderigo.
Ancora Shakespeare, ancora Otello, il dramma per eccellenza consumato a Venezia e convertito in “tragica” commedia giovanilistica nella seconda impresa di Volfango De Biasi. Scalzato il Moro, un figlio di papà che non ha mai trionfato sui musulmani e superato indenne il mare di Cipro, è Iago il protagonista e (ancora una volta) l’architetto che esercita l’arte di costruire edifici di menzogne, facendo intendere a Otello quel che vuol sentire e vedere quel che vuol vedere, deformando i contorni originali delle situazioni e corrompendo col suo veleno il suo sentimento amoroso.
Trasposto, stravolto e incautamente scaricato sulle spalle di Nicolas Vaporidis, Iago conferma le nuove abitudini del nostro cinema italiano: una sostanziale inconsistenza d’approccio generale, l’incapacità di andare oltre un sistema di riflessioni o di giudizi prossimi alla vulgata di piazza e dunque potenzialmente o esplicitamente qualunquista. Puntando su uno Shakespeare romanzato, facile e spettacolare e preoccupato della sua accessibilità al pubblico italiano, il regista, in barba al pentametro giambico e all’incommensurabilità dei personaggi scespiriani, imbastisce una love story in raccordo con l’energia delle ultime generazioni.
Modificati radicalmente struttura e punto di vista, Iago non prolunga il piacere della tragedia del drammaturgo di Stratford upon Avon, fallendo l’intenzione del pensare alto (Shakespeare) attraverso lo strumento basso (il cinema). Dove Sir William graffiava, producendo leggerezza espressiva, De Biasi esibisce una grevità del dire che cerca nello spettatore una complicità a buon mercato. Eludendo la complessità del Bardo e il magmatico potenziale espressivo dei suoi testi, Iago accresce e prolunga la nostalgia per i neoscespiriani esplosi negli anni Novanta con il caso Branagh e con una serie di straordinarie variazioni: dal Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard ai Belli e dannati di Gus Van Sant (col suo Enrico IV vagabondo per capriccio e rivolta sulla strada di Kerouac), dal Riccardo III di Al Pacino (making of divulgativo della tragedia) al Romeo & Giulietta di Baz Luhrmann (fedele nella più apparente infedeltà).
A mancare è pure l’attore protagonista che, looking for Iago, si scopre inabile a indossarne le fattezze scapigliate e ad immergersi nelle sue trame. A riscuotere dai deliri di Otello e dell’operetta di De Biasi è l’inquieto e nobile Roderigo di Lorenzo Gleijeses, imprevedibile e miracolosa presenza. Un volto permanente che apre il film e lo domina sovrano e solitario, un corpo attoriale di formazione teatrale capace di qualificare il personaggio, animandolo di una scintilla anarchica e dissacratoria. Con la Drag Queen di Gleijeses dimenticherete inverno e scontento e (ri)vedrete le stelle e la stella…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10

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