1966, Berlino Est. Rachel, David e Stephan sono tre giovani agenti del Mossad, incaricati di catturare il criminale nazista Vogel, altrimenti noto come “il chirurgo di Birkenau”, e di farlo arrivare in Israele per il processo che gli spetta. Qualcosa va storto e Rachel, per impedirne la fuga, è costretta ad ucciderlo a Berlino. Giustizia è comunque fatta e per trent’anni i tre vengono celebrati in patria come eroi, chiamati a raccontare l’impresa in scuole e conferenze e, infine, a finire nero su bianco sul libro di memorie redatto dalla figlia di Rachel e Stephan. Ma hanno mentito. Il nazista è ancora vivo. Tocca alla donna rimettersi su un aereo diretto in Ucraina per saldare il debito con la propria coscienza, la propria famiglia e il proprio popolo.
Remake dell’israeliano dell’anno 2007 Ha-Hov, diretto da Assaf Bernstein, il film di John Madden punta sulla qualità degli attori, sui loro volti sofferti e perfetti e la loro capacità di mimetizzarsi, accento e camminata, con i personaggi che indossano. Missione riuscita, si direbbe: i sei interpreti principali sono credibili nelle loro identità fittizie e offrono una prova più che dignitosa. Peccato, invece, che né la scrittura -specie nell’ultima parte- né, soprattutto, la regia li servano a dovere, mettendoli talvolta in situazioni ingrate, in cui è ancora una volta solo e soltanto la loro bravura a trarli d’imbarazzo.
Abbandonata molto in fretta la speranza di trovarsi di fronte a qualcosa à la Munich, ci si rende conto man mano che la proiezione procede che, nonostante i nomi alla sceneggiatura, ciò a cui stiamo assistendo assomiglia tanto al polpettone che viene tratto di routine dai thriller best-seller, che della caccia al criminale nazista si servono come della caccia a qualsiasi altro killer, per accumulare colpi di scena e punti di tensione. Il valore della verità, il peso della colpa, il conflitto tra la ragione di stato e le ragioni del cuore sono temi affidati al massimo ad una battuta ciascuno, che il film si guarda bene dall’approfondire. È evidente che a John Madden interessano di più i colori della fotografia sui costumi d’epoca e le atmosfere spy che non un discorso psicologico e, stando alla sua filmografia, stupirebbe il contrario, eppure le incertezze nel racconto proprio in prossimità del gran finale, dove tutto si fa troppo caotico e ellittico, unite a qualche evidente disequilibrio tra le due epoche in scena, sono tali da rovinare senza appello un film che fino a quel momento aveva per lo meno saputo tenere desta l’attenzione…
Versione: DvdRip – Qualità Video:10 – Audio:10

 

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