Il_gemello_2012Raffaele ha 29 anni e due fratelli gemelli. Ha conosciuto il carcere a 15 anni per una rapina in banca e da 12 anni continuativi la sua casa è una cella. A Secondigliano la condivide con Gennaro, coetaneo e condannato all’ergastolo. Nel carcere opera l’ispettore capo Domenico il quale sta cercando, spesso con successo, di instaurare un clima di rapporto con i detenuti che superi lo stereotipato schema secondino/carcerato.
Il cinema italiano si è interrogato più volte di recente sul carcere e chi vi vive come detenuto o guardia. Dal film in musica Tutta colpa di Giuda di Davide Ferrario allo Shakespeare rivisitato dietro le sbarre di Cesare deve morire gli esempi non mancano. Vincenzo Marra ha trovato un produttore coraggioso come Gianluca Arcopinto che gli ha consentito di misurarsi con un aspetto diverso e forse spiazzante della dimensione carceraria. Spiazzante perché molti si sarebbero aspettati un pamphlet sul sovraffollamento delle carceri e le condizioni inumane di vita al loro interno. Marra prende invece tutt’altra direzione e ci mostra, quasi pedinando alla Dardenne d’annata il suo protagonista, un aspetto ‘umano’ del carcere. Che prevede dei dissapori simili a quelli coniugalì tra due compagni di cella con uno dei due che chiede un altro domicilio ma, soprattutto e fondamentalmente, che vede svilupparsi in una dimensione diversa il rapporto tra chi detiene e chi è detenuto. È nella dinamica che si instaura tra l’ispettore capo e Raffaele che vediamo evolvere (quasi si trattasse di sedute psicoanalitiche) un rapporto che fa sì che il detenuto (sempre consapevole della presenza delle telecamere) si apra a considerazioni su se stesso, sulle scelte di vita compiute e su quelle da compiere che ci offrono uno scorcio su un modello carcerario davvero rieducativo al vivere sociale. Certo non tutti i detenuti hanno la determinazione ma anche la sensibilità di Raffaele così come non tutto il personale dell’Amministrazione carceraria ha la disponibilità di questo ispettore. Ma sentire Raffaele parlare del proprio bisogno fisico delle donne (la libertà l’ho giustamente persa ma perché anche il sesso?) così come di un tema complesso come quello della paternità ci ricorda che abitiamo la terra che ha dato i natali a Beccaria e che forse (anzi certamente) un altro carcere è possibile. Fonte Trama

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