IlMaestroelaPietraMagica

Tanto tempo fa, la strega Baba Yaga e la sua figlioletta trovarono per caso in un prato una pietra magica, l’Alatyr, che stregò la ragazza trasformandola nella perfida Contessa di Pietra. Molti anni dopo, la Contessa comanda dall’alto di una torre situata nella Foresta Infinita un esercito di guerrieri rocciosi, gli Ardari, che ogni giorno invia a distruggere e saccheggiare i vari villaggi delle vicine contee. In uno di questi villaggi vive Ivan, giovane intagliatore sottoposto a un ricco e tracotante padrone e a sua figlia, la rotonda e viziata Klava. Un giorno, gli Ardari rapiscono dal villaggio sia Ivan che Klava e li rinchiudono nella casa di Baba Yaga. Là, Ivan, dopo aver fatto fuggire Klava, incontra la figlia della malvagia Contessa, Katya, e se ne innamora. Questa gli dona l’antico Libro dei Maestri, grazie al quale Ivan potrà diventare il più grande intagliatore di pietre e scolpire l’Alatyr, affinché la Contessa possa esercitare un dominio incontrollato sul mondo intero.
Rispetto a un film come Il Maestro e la pietra magica, gli studi di Vladimir Propp e de “La morfologia della fiaba” appaiono di un’ingenuità radicale. L’idea che le fiabe di magia della tradizione russa presentino una serie di elementi costanti e di personaggi tipici comuni a quelli di ogni cultura appare incredibilmente retrodatata nell’era della globalizzazione, dove ogni tradizione locale viene filtrata dalla struttura omologata della modernità occidentale. Per poter risplendere del luccicante logo della Disney (come già accaduto di recente a un’altra favola non anglofona, la teutonica Maga Martina) e abbagliare lo spettatore locale così come quello straniero, la divisione russa della famiglia di Topolino importa la mitologia slava all’interno del kolossal fantasy contemporaneo. Da questo punto di vista, Il Maestro e la pietra magica compie un’operazione inversa rispetto a quella degli studi di Propp, procedendo dal generale al particolare e immettendo nel grande coinvolgimento ottico ed emotivo del fantasy cinematografico una serie di luoghi e di personaggi folklorici come la strega Baba Yaga, l’immortale Koshei, la sirena dei boschi Rusalka o il guerriero errante Bogatyr. Personaggi poco conosciuti al giovane spettatore, che il film cerca comunque di rendere riconoscibili attraverso una caricatura universale che ne metta in ridicolo i tratti originari e che ne esalti i contrasti con la cultura pop contemporanea, come se si trattasse di uno Shrek in versione slavistica. Questa accumulazione di elementi tradizionali e (post)moderni, tuttavia, anziché rendere più leggero e piacevolmente effimero il racconto, tende invece a complicarlo inutilmente in alcune parti fino a renderlo del tutto oscuro in altre, ricorrendo al più classico stratagemma delle pagine del libro che scorrono per giustificare i passaggi di luogo e di tempo. Difatti, in accordo con la tradizione iconologica russa, ogni funzione e personaggio della storia viene continuamente inserito all’interno di una cornice ben visibile, e perfino la voce fuori campo della narratrice trova una sua incarnazione finale all’interno di una finestra. È però il salto vertiginoso fra una dimensione e l’altra, l’enorme distanza culturale fra il tempo della storia e quello del racconto e l’assurdità dei relativi cortocircuiti, a dimostrare che, per quanto possano presentare dei tratti comuni, ogni cultura esige una sua specifica struttura e un rispetto sincero…

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10

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Il Maestro e la Pietra Magica in Streaming ITA