IlMattinohalOroinBoccaMarco Baldini ha una fidanzata e un sogno: lavorare in un programma radiofonico. Aniello Apicello, direttore dell’emittente privata “Fantasy”, gli affida un programma del mattino, iniziandolo all’arte radiofonica e al gioco d’azzardo. Ascoltato e contattato da Cecchetto, Marco ottiene un contratto a Radio Deejay. Lasciata Firenze, parte alla volta di Milano, dimenticando amici e debiti. Nonostante i successi raccolti dietro al microfono della più celebre radio nazionale, Marco non mancherà di mettersi nuovamente nei guai, giocando ai cavalli e accumulando un considerevole passivo. Spetterà alla famiglia, ai colleghi e ad un’inflessibile cassiera restituirgli il senno e la serenità.
Che cosa resterà degli anni Ottanta? Raf ce lo ha già spiegato in una canzone, adesso tocca al cinema attraversare quel famigerato decennio per raccontare una generazione votata alla normalità. Così dopo i rivoluzionari anni Sessanta, dopo i dilaniati Settanta, dopo le biografie dei Falcone e dei Borsellino, dei Papi e dei Padre Pio, dei santi e degli eroi delle istituzioni è la volta di un illustre speaker radiofonico.
Francesco Patierno (Pater Familias) cambia registro e adatta per lo schermo il romanzo autobiografico di Marco Baldini, sbarcato a Milano e travolto simultaneamente dai debiti (di gioco) e dal successo. Patierno guarda Baldini da molto lontano perché sa che il distacco è necessario per ogni personaggio vivente, specie se continua (nel bene) a far parlare di sé. Allo stesso modo Elio Germano cerca e trova un’interpretazione, una lettura e uno squarcio originale sull’artista e sul giocatore Baldini, che aggiunge qualcosa a chi lo conosce bene e spiega molto a chi non lo conosce affatto.
Eppure c’è un ma. Il mattino ha l’oro in bocca è un film su un presentatore radiofonico che sfiora appena l’argomento radio. A mancare è tutta la bellezza delle cose ai margini: le canzoni prima di tutto e poi quel mondo di inconsistenti voci gracchianti, quel mescolarsi fluido dei suoni nell’etere e i concitati tempi di una trasmissione radiofonica in diretta. Patierno gira un generico affresco dell’Italia anni Ottanta, un film di formazione che dimostra la goffaggine e l’incapacità di una generazione di controllare il proprio destino fino a “giocarselo” a carte o alle corse. Resta il sospetto che Baldini e la radio siano un pretesto per raccontare una favola con lo sguardo ironico e ingenuo del suo protagonista Marco. Soltanto Marco…

 

 

 

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