imm (17)Monica è una consulente impiegata presso una società di formazione aziendale. Single e ‘amante’ del suo capo, vive a Milano e frequenta nel tempo libero un corso di fotografia. Ogni fine settimana non manca di fare visita al suo vecchio padre, fervente cattolico che vive aspettando soltanto di morire. Nella bassa padana risiedono anche il nipote, un adolescente sensibile e depresso, e la sorellastra, figlia illegittima di una scappatella materna. Dentro una città in trasformazione e a quattro anni dall’Expo, si muove muta e uguale a se stessa la vita di Monica, incapace di vedere il mondo e di vedersi. Almeno fino a quando il padre viene a mancare e con lui il legame con un passato rimosso e doloroso. In sintonia con la sua città e coi suoi progetti di ‘riqualificazione’, Monica comincerà a riempire i vuoti e a (ri)costruire da zero e davvero.
In Italia solo il cinema di Marina Spada è capace di inventare sullo schermo spazi architettonici e puntare dichiaratamente sulle immagini. Immagini che vanno a cercare l’interiorità delle sue protagoniste abituate fino all’assuefazione alle regole delle grandi città. La Monica di Claudia Gerini, sbiadita, annebbiata e affinata, è persa nel vuoto a rendere di una vita che gira su se stessa e nelle isole pedonali di una metropoli che prova a risorgere all’ombra di edifici ecosostenibili in vetro e ferro. Il mio domani, terzo lungometraggio della regista milanese, è un film che abita letteralmente a Milano e idealmente altrove, in un luogo interiore nel quale da troppo tempo è impigliata la protagonista. Un vuoto di senso da cui non riesce a uscire, da cui non può uscire. Tuttavia non è impedita la fuga geografica che interrompe le coordinate metropolitane per spingersi nella campagna della bassa padana, dove sopravvivono i ricordi rabbiosi di Monica, donna ‘interrotta’ dagli occhi colmi di malinconia e della mania milanese del controllo. Ma proprio Milano, ancora personaggio ma questa volta organismo vivente e riconoscibile, è il punto di riferimento e il luogo dove Monica impara a guardare. Una città lontana dal comune senso del rumore, una città silenziosa perché è nel silenzio che le voci di fuori ci raggiungono e la realtà si avvia. Il mio domani ci dice molto e bene di quello che si è costruito, che si sta costruendo e che si costruirà, restituendo allo spettatore la piena percezione dei mutamenti in corso nelle nostre città e all’impatto che avranno sulle nostre esistenze come su quella di Monica, che guarda al di là delle nuvole grigie per ‘grattare’ il cielo e rubarne un po’ di azzurro. Orgoglioso di non appartenere a nessuna moda del momento, il cinema della Spada si muove ai margini e dalle parti della Poesia, producendo una precisa cifra stilistica sintonizzata sulle esperienze personali e sulle sensibilità dell’autrice, che al funerale del padre di Raffaele Pisu ‘comprende’ dentro un’inquadratura il dolore privato accanto quello interpretato della (e dalla) protagonista. Un’addolorata Claudia Gerini che lontano da Roma si mostra (più) bella e possibile, investendo su uno splendore algido e giocando la carta dell’essenzialità. Occhi nudi, i suoi, che si aprono sull’infinito e indicano la strada per una nuova lettura attoriale e autoriale.

Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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Il mio domani in Streaming ITA