Figlio del produttore e regista Roberto Infascelli (produsse Febbre da Cavallo), musicista rock, assistente alla regia di David Fincher e John Landis, regista di videoclip, giornalista: nell’immaginaria classe delle nuove leve del cinema italiano Alex Infascelli fa la figura di quello ammanicato, un po’ raccomandato, volenteroso certo e pieno di iniziative, ma senza alcun particolare talento.
Il ragazzo può permettersi, per la sua seconda opera: un soggetto di Ammaniti, un cast con nomi, le musiche di un tal Marco Castoldi in arte Morgan. Insomma ha la fortuna di avere in mano delle carte niente male. Ma fa una brutta giocata.
Le intenzioni sarebbero pure lodevoli: già con Almost Blue si manifestava la voglia di riscoprire un cinema di genere che in Italia, dopo l’esplosione di qualche decennio fa è stato spietatamente dimenticato. Ma di quel cinema manca innanzitutto il talento visivo (in questa prova ancor più che nella prima). Nonostante abbia alle spalle l’esperienza del videoclip, che per l’ “attenzione” visiva dovrebbe, in teoria almeno, costituire un’importante palestra, il regista non riesce a sviluppare gli spunti offerti dal soggetto di Ammaniti per un’elaborazione in chiave grottesca: Infascelli intuisce, forse, che potrebbe essere questa la chiave di volta del film, ma il tono “atmosferico” a cui perviene è, suo malgrado, quello della parodia più macchiettistica. Contribuiscono caratterizzazioni piuttosto banali ed una direzione degli attori non particolarmente efficace (si fa eccezione per quei nomi di cui si diceva prima, che probabilmente sanno dirigersi da sé e che comunque non danno qui sfogo a tutte le loro potenzialità) che sembra completamente dimentica di quell’importante lezione di cinema che prescriveva particolare attenzione per i caratteristi, per i personaggi secondari, per i particolari. Per inciso, quello della recitazione era uno dei grossi problemi che affliggevano la riuscita di Almost Blue.
Del tutto assenti suspence, tensione narrativa, attesa: il gravoso compito di tenere sulle spine lo spettatore è lasciato tutto alla colonna sonora (quella sì, davvero di genere) di Morgan. Gli eventi si svolgono con noiosa linearità, lo spettatore assiste senza alcun coinvolgimento emotivo, attendendo, auspicando, implorando che avvenga qualcosa, un imprevisto, un colpo di scena: nisba. I gialli televisivi dell’ultima ora al confronto sembrano Hitchcock. Fonte Trama

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Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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