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Samuel è un adolescente problematico, con una madre tossicodipendente e un padre che non ha mai conosciuto. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita commettendo furti, rapine e aggressioni, entrando e uscendo dal riformatorio minorile. Dopo aver scontato l’ennesima pena, viene inserito in un programma di riabilitazione: ottiene la semilibertà e inizia a lavorare nell’azienda agricola di un paesino della provincia romana. Il suo supervisore è Vincenzo, un assistente sociale che, dopo la morte della moglie, fatica a ritrovare il proprio equilibrio. La sua vita si divide tra il lavoro, la figlia adolescente e la locale squadra di rugby che lui, ex giocatore professionista, allena. Samuel si adatta con difficoltà alle regole e ai nuovi ritmi di vita. Il suo rapporto con Vincenzo si rivela da subito problematico, ma è proprio l’assistente sociale a introdurlo nel mondo del rugby.
Il terzo tempo, che dà il titolo al film, nel rugby è quello che si svolge al termine della partita: un incontro tra squadre avversarie e tifosi. In un clima conviviale, basato sul fair play e sul riconoscimento del valore reciproco, si festeggia tutti assieme, a prescindere da chi ha vinto o perso. È proprio questa la fase più importante della partita, quella che insegna lo spirito di fratellanza e il rispetto dell’avversario. Valori che il giovane protagonista, classico bullo abituato a vivere in un mondo basato sulla legge del più forte, non ha mai appreso. Quella del terzo tempo è la prima regola del rugby che Vincenzo insegna a Samuel, mostrandogli per la prima volta un mondo dove il gioco di squadra è più importante delle azioni da solisti. Un universo in cui il ragazzo non si riconosce, ma a cui, pian piano, inizierà ad appassionarsi, come mai aveva fatto prima.
Il terzo tempo usa il rugby, e quindi lo sport, come metafora della vita. Una vita fatta di alti e bassi, sconfitte e vittorie, errori e possibilità di riscatto a costo di sacrifici e disciplina. Una storia che parla di seconde possibilità, non solo per il giovane problematico ma anche per il suo assistente sociale, che ritrova, nel ragazzo da educare e reintegrare, una nuova linfa vitale, per la propria squadra e per se stesso.
Un intreccio certamente non nuovo, quello del primo lungometraggio di Enrico Maria Artale, che utilizza l’espediente dell’incontro sportivo per confezionare un concentrato di sentimenti positivi, che aiutano a crescere dentro e fuori dal campo. Eppure il film, nel suo genere, funziona, perché costruito con abilità e padronanza della macchina da presa e delle logiche narrative che favoriscono il coinvolgimento emotivo dello spettatore, senza furberie. La macchina da presa segue il protagonista con radicale prossimità: scruta il suo corpo provato dalla fatica fisica, aderisce al suo punto di vista, determinando così l’identificazione dello spettatore. Che avviene anche grazie all’interpretazione spontanea e autentica del giovane Lorenzo Richelmy, un fragile con la corazza da duro, che deve imparare a dominare i propri istinti violenti e a canalizzare la propria energia verso fini costruttivi. Ad affiancarlo c’è l’altrettanto convincente Stefano Cassetti, nei panni del cocciuto allenatore che non sa più guardare al futuro. Anche la sceneggiatura fa il suo lavoro, ben alternando, seppur con qualche ingenuità, i momenti di leggera ilarità a quelli di maggiore emotività, valorizzati da un’azzeccata colonna sonora. Fonte Trama

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Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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