All’aeroporto di Wichita, Kansas, il misterioso Roy Miller si scontra con la bionda June Havens in attesa di prendere un aereo diretto a Boston. Sul volo, June resta estremamente colpita dalla fascinosa prestanza di Roy, finché non scopre che l’uomo ha ucciso tutti i passeggeri dell’aereo, compresi hostess, steward e piloti. Dopo un atterraggio di fortuna in mezzo a un campo di granturco, Roy comunica a June che i federali verranno presto a cercarla e che lei dovrà negare di averlo conosciuto. Da quel momento, June si trova coinvolta in un intrigo internazionale che coinvolge l’FBI e un ricco criminale spagnolo, tutti intenti a recuperare una nuova sorgente di energia perpetua: lo Zefiro.
Il titolo originale Knight & Day gioca sull’omofonia inglese fra “notte” e “cavaliere”, aprendo un gioco di doppi sensi che vede la statuetta di un cavaliere divenire il pretesto per allestire una caotica sarabanda in giro per il mondo senza sosta, notte e giorno. Il titolo italiano ci direziona invece verso il genere di viaggio che affronteremo: una action comedy che ricorda le True Lies di James Cameron fra la spia Arnold Schwarzenegger e la casalinga Jamie Lee Curtis, ma con il desiderio non celato di fare ritorno al vecchio modello di coppia dello star system hollywoodiano, quello dei tempi di Hitchcock o di Sciarada. James Mangold è il regista ideale per questo tipo di operazioni: un autore non-autore sempre pronto a mettersi al servizio dei suoi attori, capace di far vincere un Oscar tanto ad Angelina Jolie (Ragazze interrotte) che a Reese Witherspoon (Quando l’amore brucia l’anima). Avendo di fronte due star all american come Tom Cruise e Cameron Diaz (non proprio Cary Grant e Audrey Hepburn), sa di non poter puntare su arguzia e raffinatezza e decide perciò di spingere al massimo il pedale dell’azione. Il suo gioco è quello di utilizzare iperboli visive ed ellissi narrative per rendere il racconto oltremodo improbabile e concentrare così tutta l’attenzione sui due protagonisti. Memore delle sue missioni impossibili, Cruise si destreggia in acrobazie più spericolate di quelle affrontate con Ethan Hunt, esibendo continuamente una calma e una lucida follia che lo tengono simpaticamente in bilico fra l’eroe romantico e l’assassino pazzoide. Diaz paga il ruolo più convenzionale di spalla bionda e ingenua dell’eroe, cercando però di riscattarsi nella seconda parte del racconto. Nel corso del film, Mangold rimane sempre attaccato ai suoi due attori, mantenendo la macchina da presa sempre fissa su di loro anche nelle roboanti sequenze d’azione.
Gli effetti speciali adempiono allo stesso scopo: anziché votare la post-produzione ai principi del fotorealismo, la palese inverosimiglianza delle immagini sintetiche serve ad acuire l’effetto parodico delle sequenze. Ma, al contrario del recente Mr. & Mrs. Smith, dove la fotogenia degli attori travolgeva il piacere della storia, Innocenti bugie cerca di non abbassare mai la guardia e di allentare il ritmo. Il continuo cambio di location (dagli States a Siviglia, passando per un inseguimento sui tetti di Salisburgo) va di pari passo col continuo incalzare degli eventi e delle roboanti sequenze d’azione e in senso inverso rispetto alla pretesa di serietà del film. Alla fine, non sono solo la statuetta del cavaliere e lo Zefiro a rivelarsi un MacGuffin bello e buono, ma anche l’intero film. Una piacevole e amena distrazione per dare dinamismo alle carriere dei suoi attori e all’intrattenimento del pubblico…
Versione: Video:R5 – Audio:LD – Qualità V:9 – A:9

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