Io sono un autarchicoMichele Apicella ha una moglie, Silvia, e un figlio, Andrea. Il rapporto tra i due è ormai logoro e Silvia decide di andarsene da casa. Andrea resta con Michele il quale non ha un lavoro ma riceve mensilmente dai suoi un assegno di 200.000 lire. All’amico Fabio torna vivo il desiderio di una regia teatrale e pensa bene di coinvolgere Michele ed altri nella realizzazione di uno spettacolo sperimentale. Hanno così inizio lunghe e noiose riunioni di approfondimento del testo, escursioni in campagna e tentativi, da parte di Fabio, di avere un famoso critico teatrale alla prima dello spettacolo.
Esordio di Nanni Moretti nel lungometraggio Io sono un autarchico conferma ancora una volta (anche se non ce n’è bisogno) come nelle opere prime di coloro che si riveleranno poi come autori di peso si ritrovino in nuce numerosissimi elementi che verranno in seguito sviluppati e tematizzati più ampiamente. Innanzitutto assistiamo al battesimo di Michele Apicella, il personaggio che accompagnerà il regista/attore sino alla inattesa pausa di La messa è finita per poi tornare per l’addio in Palombella rossa. Michele è al contempo osservatore lucido e portatore sano di tutti i sommovimenti, privati e pubblici, della generazione dei sessantottini che stanno in quel 1976 cominciando ad intravedere i segni di un riflusso inarrestabile.
Moretti non risparmia niente e nessuno e, innanzitutto, se stesso. Pavido e timoroso sul piano del rapporto di coppia, padre distaccato pronto però a farsi coinvolgere da un figlio che finalmente sente come ‘suo’ (anticipando Aprile) diventa tagliente e incapace di mediazioni ogniqualvolta si trova dinanzi al conformismo da qualunque parte provenga. Non esita così a espellere un liquido bluastro dalla bocca quando apprende che a Lina Wertmuller, regista del tanto detestato Pasqualino Settebellezze, è stata assegnata un’importante cattedra di insegnamento del cinema così come inizia a mettere alla berlina (con la compiaciuta collaborazione di Beniamino Placido) la critica quale fabbricatrice di fumisterie finalizzate a un autocompiacimento totalmente solipsistico. Se Moravia viene imitato in due riprese in modo goliardico a fare le spese in maniera determinata della sua affilata ironia è la pretesa di un teatro fatto in casa prelevando i cascami da un’avanguardia incapace di comunicare alcunché al pubblico di riferimento individuandolo come complice di una sorta di corso di autocoscienza ruspante. Rimarrà ‘storico’ il grido:”No! Il dibattito no!|” lanciato da uno spettatore al termine dell’ultima replica.
Certo alcuni ‘attori’ risentono della mancanza di professionalità ma nel complesso si tratta di un film capace di sgombrare il campo da qualsiasi forma di assuefazione alle ‘mode’ libero da qualsiasi tipo di servilismo. Una notazione a margine: Augusto Minzolini è citato nei titoli di coda tra gli interpreti. Sarà presente anche in Ecce Bombo. Fonte Trama

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Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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