Una giovane prostituta, testimone chiave al processo contro una maitresse senza scrupoli, muore precipitando dalla finestra di un albergo. Sulla sua morte indagano una giornalista impicciona e il commissario Gallager, fratello scontroso del celebre Martin Delvaux. Delvaux è un giudice ambizioso, sposato a una donna ricca e matura e amante occasionale della bella Sarah, prostituta di lusso che lo ama disinteressatamente. Coinvolti loro malgrado e con responsabilità diverse nel caso di omicidio, la giornalista, il giudice e la prostituta finiranno per incontrarsi e per farsi molto male.
L’opera prima di Vincenzo Marano, autore italiano trapiantato in Francia, non è un vero melodramma o almeno non lo è nei termini codificati del genere. Vi emerge tuttavia una progressione di tono che fa slittare il giallo-nero del film nella direzione, appunto, del melodramma. Sullo sfondo di una Parigi implicita e al centro di un film decisamente e formalmente francese, abitano i vertici di un triangolo amoroso: lui, lei e, sempre, l’altra.
Sarah è la donna del titolo, è di tutti e non è mai di nessuno, appartiene a se stessa, anche se vorrebbe tanto appartenere a Delvaux, e conclude la sua vita in perenne bilico con il più melodrammatico dei suicidi. Jeanne è una giornalista rigorosa mai obliqua, mai malvagia, mai pericolosa, è diretta, onesta e innamorata, anche lei, dell’ambiguo giudice. Martin Delvaux è l’uomo di potere, è l’uomo condiviso, divorato dall’amore per Jeanne e ossessionato da Sarah, urgenza improvvisa da consumare come un capriccio. L’uomo è prima dell’una e poi dell’altra, poi ancora di una e di nuovo dell’altra, in una gioco crudele vissuto in nome dell’amore e del diritto (del più forte).
Giocare con la sostanza della vita, ci dice il regista, equivale a giocare col suo opposto, l’ineluttabilità della morte. Nel melodramma, Marano, insinua una vicenda criminale, declinando al maschile e al noir il suo woman’s film. E proprio lungo la frontiera tra noir e mélo femminile si colloca il debutto cinematografico di Marano (regista di numerose serie tv), che ha avuto un discreto successo in Francia e adesso trova una distribuzione nelle sale italiane. Il suo è uno sguardo elegante, un richiamo stilistico alle cinematografie di genere, attratto dalla sospensione inquieta dei primi piani ma ancora troppo (ben) confezionato e anonimo.
Un prodotto statico che sacrifica sfondo, motivazioni e sviluppi dei personaggi e delle situazioni. Il risultato è che molti passaggi narrativi risultano frettolosi (l’innamoramento Martin-Jeanne) e il film non restituisce le conseguenze morali che promette. Il regista romano riesce però a valorizzare il naturale istinto dei suoi attori e questa, comunque la si veda, è una (prima e buona) prova di regia…

 

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