1890. Vigata. Nel corso della recita del Venerdì Santo, detta il “Mortorio”, il ragioniere Antonio Patò che è impiegato nella banca locale, scompare. Il suo ruolo era quello di Giuda che, una volta messosi il cappio al collo, doveva cadere in una botola. Quella botola però risulta vuota. La moglie si rivolge al delegato di Pubblica Sicurezza Ernesto Bellavia ma costui si trova a fianco nelle indagini il Maresciallo dei Carabinieri Paolo Giummaro, stanco di occuparsi di piccole beghe paesane e pronto per la grande inchiesta. I due procederanno fianco a fianco, con una rivalità che progressivamente si trasformerà in cooperazione, nello scoprire verità che alcuni preferirebbero occultare.
È un giallo in piena regola (e l’immaginario paese di Vigata teatro delle inchieste del commissario Montalbano ne è garanzia) quello che Mortelliti porta sul grande schermo a partire dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri (con il quale si era già confrontato grazie al soggetto di La strategia della maschera uscito nel 1999). Questa volta il regista ha a fianco nella stesura della sceneggiatura, oltre allo scrittore, anche Maurizio Nichetti. Di quest’ultimo si avverte la freschezza di alcune scelte stilistiche (i siparietti che mettono in scena personaggi minori ma determinanti per gli sviluppi dell’indagine o le compresenze degli investigatori e dei fatti accaduti in precedenza nella parte finale del film). Nichetti aveva diretto Frassica nel troppo facilmente archiviato Il Bi e il Ba e si sente che sa come adattare sulla sua personalità le battute di Camilleri.
Mortelliti dedica il film a suo padre e, a differenza di quanto accade a volte con opere di altri, il genitore può essere orgoglioso di questo gesto. Perché la Sicilia postunitaria che emerge da quest’opera è al contempo circoscritta nel tempo e nello spazio (grazie a un’attenta ricostruzione filologica e all’uso del dialetto, per quanto ammorbidito e comprensibile) ma anche riferibile alla realtà nazionale odierna. Bellavia (il ‘nordico’ in quanto napoletano) e Giummaro sono i sagaci e inarrestabili servitori di uno Stato che nei loro pensieri ha conquistato la Maiuscola.
Debbono però scontrarsi con chi invece quell’iniziale maiuscola non l’ha mai neppure pensata impegnato com’è ad occuparsi del ‘suo particulare’. Si ride e si sorride in questa commedia gialla ma l’amaro resta incollato al palato. Perché i Patò, purtroppo, non sono mai scomparsi dalla nostra società. Semmai si sono moltiplicati a dismisura…

 

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