Chris e Lisa Mattson raggiungono la loro villetta californiana appena acquistata. C’è qualcuno che li osserva con attenzione. Si tratta del vicino di casa Abel Turner, appartenente alla polizia di Los Angeles e autoincaricatosi di sorvegliare la zona. Abel ha un motivo preciso per non apprezzare l’arrivo dei Mattson: afroamericano e la coppia che si è appena installata al confine con la sua proprietà è una coppia mista. Chris è bianco e Lisa è nera. Abel, che è vedovo e si occupa dei due giovani figli, un maschio e una femmina, non può tollerare la commistione di razze e da quel momento farà di tutto per disturbare i vicini ed indurli ad andarsene in un crescendo di finta disponibilità alternato ad attacchi di ira.
Neil LaBute è un regista che al suo debutto nel lungometraggio (Nella società degli uomini) si fece immediatamente notare per la capacità di scavare in modo caustico nella permanenza di pregiudizi e stereotipi difficili da sradicare. Dopo altri due film azzeccati ha preso ad esplorare la possibilità di rileggere i generi. L’impresa non gli è particolarmente riuscita con Possession. Una storia romantica e ancor meno con Il prescelto debole remake di The Wicker Man. Ora però, grazie forse a una sceneggiatura non sua, è ritornato a colpire duro e in modo politicamente non corretto.
Come ha sottolineato parte della stampa americana lo schema narrativo è un deja vu. Il poliziotto che si interessa a una coppia e cerca di farla saltare lo avevamo incontrato nel 1992 con Abuso di potere di Jonathan Kaplan. Ma qui il segno è cambiato e in modo decisivo. In questo film si parla di razzismo ma ad essere razzista questa volta non è un bianco bensì un afroamericano. Il segno della provocazione per il pubblico statunitense è evidente sin dal titolo. Lakeview Terrace non è (come ci potrebbe far pensare la letterale e pertanto deviante traduzione italiana) la collocazione logistica dell’abitazione al centro della narrazione. Lakeview Terrace è il nome della zona in cui Rodney King, un tassista afroamericano, venne selvaggiamente picchiato dalla polizia che lo aveva fermato per eccesso di velocità il 3 marzo 1991.
LaBute inverte la situazione ma lo fa con la consapevolezza di star lavorando sulla struttura classica del thriller in cui vuole inserire una serie di sottolineature di carattere psicologico. La coppia di Chris e Lisa non è la vittima sacrificale la cui vita è perfetta. Il padre di lei non è così lieto per la loro unione e Chris non vuole subito un figlio. Abel (un sempre più grande Samuel L. Jackson a cui basta un sorriso accennato per incutere timore) non ha un buon rapporto con i figli, in particolare con l’adolescente Celia. Sono questi scarti rispetto alla narrazione classica che costituiscono l’elemento interessante di un film che, nel weekend della sua uscita negli Stati Uniti, ha immediatamente conquistato la prima posizione al box office a spese dei Coen di Burn After Reading. Tutti bianchi desiderosi di una rivincita sul grande schermo rispetto allo stereotipo bianco-odia-nero? Certamente in parte sì ma questo è un film che va oltre. LaBute è ritornato abile nel realizzare un entertainment che faccia anche pensare. Nel mondo di oggi la realtà è sempre più complessa e l’aggrapparsi alle facili semplificazioni è inutile. La terrazza sul lago ha il merito di ricordarcelo…
Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10

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