La regola del “remake” è che 99 volte su 100 un film rifatto è inferiore a quello che lo ha ispirato. Non ci sono dubbi, perché un film nasce quando è tempo di realizzarlo, che detto così sembra una legge di Murphy. Il rifacimento è solo un tentativo di riutilizzare una storia che ha funzionato con la speranza che almeno economicamente sia un affare, ma si tratta quasi sempre di calcoli elementari, il tentativo di cucinare di nuovo un piatto riuscito per puro caso.
Come ogni regola che si rispetti quella del remake ha naturalmente le sue rare eccezioni: è il caso di L’altra sporca ultima meta, che pur diretto da un regista mediocre come Peter Segal, centra quasi tutti i bersagli. Prodotto congiuntamente dalla Paramount e dalla Columbia il film ripercorre la stessa vicenda di quello interpretato trent’anni prima da Burt Reynolds e diretto da Robert Aldrich (Quella sporca ultima meta, 1974). In entrambi i casi un ex campione di football americano viene imprigionato a causa dell’isteria di una donna, che lo denuncia per furto pur essendo stata la sua compagna. Paul Crewe (Adam Dandler), se ne va in galera e sarà costretto dal dispotico direttore (James Cromwell) ad organizzare una partita tra guardie e detenuti. Come ne Quella sporca dozzina, parafrasata dal titolo di entrambe le pellicole, e sempre dirette dal grande Robert Aldrich, Crewe se la deve vedere con orribili ceffi, giganti ingenui e crudeli, con le guardie e con la violenza che aleggia sull’intero carcere. La partita si farà e si deve ammettere che la lunga sequenza è davvero godibile, sia pure in un versante più grottesco rispetto al precedente. Tra galeotti drag queen, promesse mancate e persino inopinatamente un morto, la comicità va spesso a bersaglio.
Osservando ogni segmento del film separatamente dagli altri, si ha l’impressione che sia tutto sbagliato, sopra le righe, ma per una curiosa alchimia tutto si ricompone misteriosamente. Spettacolare più di quanto ci si aspetti dalla stagione estiva, L’altra sporca ultima meta è una bella torta con più di una ciliegina. L’attonito Adam Sandler funziona, anche se si stenta a credere che sia un atleta, e così tutti i “mostri” che gli fanno da contorno. Cromwell è quel bravo attore che sappiamo e non fa rimpiangere il suo predecessore, Eddie Albert, morto recentemente quasi centenario.
L’accentuazione del tono comico è il solo grado di separazione tra le due pellicole, pertanto l’antifemminismo di Aldrich è quì solo una circostanza narrativa. Da segnalare la performance di Cloris Leachman, segretaria attempata e ninfomane del direttore: la ricordiamo in Frankenstein Jr. Si stenta a credere che molti anni fa abbia partecipato al concorso per miss universo. Burt Reynolds è della partita, con discrezione e qualche ruga di troppo, visto che ha sei anni meno di Sean Connery. Si vede, per chi ci riesce, Ed Leuter, il capo delle guardie del film di Aldrich. Da segnalare un altro rifacimento, orribile, datato 2001: Mean Machine…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:9.5 – A.9.5
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