Marsupilami

Dan Geraldo è un reporter in cerca di uno scoop che salvi la sua trasmissione dalla chiusura. Inviato in Palombia sulle tracce della tribù dei Paia, finisce invece, grazie alla sua guida locale di nome Pablito, sulle tracce del Marsupilàmi, un oviparo leggendario, mezzo leopardo e mezzo koala, alla cui esistenza non crede nessuno, ad eccezione dello stesso Pablito. Eppure, lungo quella pista nella giungla, si sta muovendo anche il professor Hermoso, un vecchio botanico che ha ritrovato la gioventù grazie ad un’orchidea miracolosa, che potrebbe essere legata niente meno che al Marsupilami.
Vero e proprio one-man-show di André Chabat, sceneggiatore-regista-attore e produttore, Marsupilami è però, con grande evidenza, anche un’opera molto generosa: non solo perché Chabat divide la scena in parti eguali con Jamel Debbouze, dando vita ad un simpatico buddy movie, ma soprattutto perché dà al pubblico tutto quel che riesce a tirar fuori dal cilindro. C’è la fiaba, la satira (le pubblicità delle creme contro l’invecchiamento), il grottesco, il demenziale, il visto e l’inedito, ma di certo non c’è traccia di pigrizia creativa, e questo è il primo e il miglior merito del film.
Ma c’è dell’altro, che probabilmente riporta all’unità i tanti toni appena elencati: c’è lo spirito del fumetto. Creato dal belga André Franquin all’inizio degli anni Cinquanta, il Marsupilàmi compare infatti per la prima volta sul settimanale a fumetti Spirou, per poi vivere altre due vite, prima di quella odierna e cinematografica, come protagonista di serie animate. Chabat si lascia ispirare dalle forme del fumetto e del cartone animato, riempiendo il film di suoni, colori, di personaggi buffi e bulli e di bambini che hanno bisogno di sapere che la fantasia è qualcosa di reale e salvifico e non soltanto una bugia imbonitrice. Pensato per un pubblico realmente family, che possa assommare infanti e canuti, Marsupilami è uno spettacolo che non annoia, un pastiche dal sapore forse un po’ rétro ma dalla scrittura fresca e vivace, privo di qualsiasi volgarità. Quasi una specie in via d’estinzione (appunto), che Chabat ha saputo invece riportare in auge con leggerezza e misura, e per questo è stato premiato, in patria, da incassi record.
Miglior attore non protagonista: Christopher Lambert nei panni (succinti) del dittatore della repubblica immaginaria di Palombia, innamorato perso di Céline Dion…

 

Prima Parte:


Seconda Parte:

 

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