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Un giovane gestore di una sala cinematografica (Norman Reedus), indebitato fino al collo e tormentato da inquietanti fantasmi del passato, si ritrova coinvolto nella ricerca di una pellicola maledetta, “La fin absolue du monde” di Hans Backovic. A dare il via alle peregrinazioni è un ricco e misterioso cinefilo che colleziona manifesti, pellicole introvabili e un angelo senza ali in carne ed ossa. Ma perché questa pellicola è maledetta? Durante l’unica proiezione avvenuta al festival catalano di Sitges, la violenza estrema del film diede il via ad un’ipnosi collettiva che si concluse con un mattatoio, una sorta di suicidio di massa finito in un bagno di sangue. Che questo sia leggenda o meno, non importa allo squattrinato quanto temerario protagonista, che fa di tutto per trovare il film incriminato, diventando lui stesso vittima di un’allucinazione incontrollabile.
Nella brama di possedere un oggetto artistico pericoloso e pieno di misteri, Carpenter inserisce la sua idea di cinema. Le stesse bruciature di sigaretta del titolo, che in gergo da proiezionista indicano le macchioline sulla pellicola alla fine del rullo, svelano uno sguardo sbilenco sul mondo: quello che vediamo sullo schermo non è interessante se non ci soffermiamo a guardare i dettagli, lo “sporco” che sta agli estremi, ciò che all’apparenza non ha valore. La violenza inaudita de “La fin absolue du monde”, di cui Carpenter ci mostra qualche spezzone, non è una novità per gli appassionati di horror, abituati a teste mozzate, decapitazioni, urla e supplizi di vario genere. Ciò che è inaspettato è la suggestione che sta attorno: messaggi subliminali che fanno appello all’inconscio, confondono realtà e fantasia, inducono a fare i conti con le proprie colpe, mistificano la ragionevolezza. Il film non è solo una riflessione sulla potenza visionaria del cinema. Nel raccontare una storia splatter, anarchica e senza senso, il regista traduce in immagini un omaggio sincero alla settima arte, “amata e onorata” dai cinefili, figure in qualche modo ambigue che adorano qualcosa che non esiste, si emozionano per falsità e invenzioni.
Il film non vuole dimostrare nulla, non si perde in didascalie o pesanti saccenterie, si tiene stretta l’idea di cinema come magia, e gioca con i limiti e i confini che questa affermazione definisce. Ciò che vediamo sullo schermo è irreale, ne siamo consapevoli ma irrimediabilmente attratti. Se l’immedesimazione si ferma un po’ prima, possiamo anche non impazzire. Così “La fin absolue du monde” insegna. Fonte Trama

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Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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