A Baia, un piccolo paese affacciato sul Golfo di Napoli, si avvicina un nuovo Natale per la famiglia Di Gennaro. Il padre Gennaro è un dentista donnaiolo, sposato con una donna generosa e spiritualista ma attento anche alle “generosità” delle altre donne. Intento a giostrare una storia clandestina con la procace tabaccaia del paese e a contenere i disastri del folle nipote toscano che lavora come odontotecnico nel suo studio, Gennaro accoglie l’annuncio dell’arrivo per le feste di un sedicente zio d’America come un modo per ottenere una cospicua eredità. Nel frattempo, i due figli, un adolescente in piena tempesta ormonale e un giovane musicista trapiantato a Londra, si interessano entrambi e ognuno coi propri mezzi di Angela, la bella ragazza americana appena giunta in paese per lavorare nella gelateria dei parenti. Sotto il nume tutelare di Sergio Martino, Napoletans si presenta come il tentativo di far lievitare la ricetta del cinepanettone con gli ingredienti un po’ raffermi della commedia sexy all’italiana. L’atmosfera natalizia e le microstorie incrociate attente alle varie fasce di pubblico del genere natalizio più prolifico e senza data di scadenza, si combinano così in un insieme di situazioni allusive e scombinate, pruriginose e abbozzate come quelle dei film stracult degli anni Settanta. Anziché affidarsi a un titolo esplicito e riassuntivo tipo Giovannona Coscialunga o 40 gradi all’ombra del lenzuolo, Martino decide di accostarsi all’elemento nazional-popolare della napoletanità come pretesto per avviare una commediola dell’arte piena di maschere note in tutto il territorio e legate a un immaginario erotico che non è certo prerogativa partenopea. Con l’apporto di Luca Biglione, che dello stesso immaginario ha tentato una sintesi con la commedia giovanilista in Ultimi della classe, mette assieme una serie di figure ben collaudate (il marito fedifrago, la moglie ingenua, i truffatori scalcagnati, i comprimari folli e la bella straniera) e di battute stantie, rivitalizzate da qualche pillola scaduta di viagra. Ma soprattutto, resuscita l’apporto della scena della doccia, momento topico di tutte le commedie scollacciate d’antan, sostituendo il vecchio buco della serratura con le moderne webcam con la consapevolezza che l’istinto guardone è rimasto lo stesso. Preso come operazione nostalgia, Napoletans funzionerebbe anche, visto che come allora ci si serve di caratteristi di tutto rispetto (in questo caso, Maurizio Casagrande e Giacomo Rizzo), accompagnati da altri più adatti al cabaret da avanspettacolo che al cinema (Massimo Ceccherini, Maurizio Battista). Ma è invece proprio questa atmosfera obsoleta, la volontà di approcciarsi solo a un pubblico vecchio e sporcaccione, che ride per battute fuori tempo e fuori moda, ciò che intristisce di più…

 

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