Nazareno è un trentenne romano che divide la sua vita tra l’amorevole assistenza ai degenti di un reparto ospedaliero geriatrico e l’attività notturna di violento picchiatore incaricato del recupero di crediti nell’ambito della malavita. Nazareno ha un nome pesante da portare e l’eredità di un’infanzia che lo ha legato a una religiosità primordiale. Arriva però anche per lui il giorno della possibile svolta: il misterioso avvocato Elia Da Re gli propone un furto in un magazzino gestito dalla mafia. A lui resterà il denaro che si trova in una cassaforte in cui troverà anche una misteriosa valigetta che dovrà consegnare. Nazareno mette insieme un’eterogenea banda e si prepara ad agire.
Nazareno è un film interessante che si è ritrovato vittima di una più o meno sbrigativa alzata di spalle critica. Varo Venturi ha tentato un’impresa disperata: fare un film fuori dagli schemi ma professionalmente ineccepibile senza godere di sostegni mediatici che ne preparassero l’uscita e la sostenessero. Il film ha indubbiamente il suo tallone d’Achille nella incontenibile voracità del suo ideatore che ne è regista/sceneggiatore/attore/direttore della fotografia e montatore oltre che, ovviamente, produttore. Ma questo non può non farci pensare che, se avesse avuto un’origine e un’ambientazione fuori dai confini e magari legata a una produzione indipendente americana, questo film avrebbe finito con il divenire un piccolo cult. Perché fotografia e montaggio sono di qualità e il soggetto è indubbiamente spiazzante.
Una Roma notturna, città sacra e al contempo percorsa da flussi di negatività sociale e politica. Un’anima divisa in due, quella di Nazareno, che ne rispecchia il vivere in costante equilibrio instabile tra la tenerezza rivolta ai più indifesi (i vecchi malati) e la violenza da Circo Massimo (non a caso il primo pestaggio avviene dinanzi al Colosseo) che si esercita nelle strade e nelle case. A permeare la vicenda la mescolanza tra religiosità imposta, ricerca di una verità ‘altra’ e al contempo fondata sulla memoria (i Vangeli apocrifi) ed esoterismo in bilico tra ufologia e rave party. Se Venturi, che ha messo insieme un cast veridico, avesse avuto il coraggio di mettere in mani altrui la sceneggiatura definitiva o, in alternativa, l’editing finale (quello in cui si decide cosa tagliare e cosa lasciare), ci troveremmo ora a parlare di uno dei più riusciti ritratti di un tessuto sociale urbano al contempo ricco di nuove linfe quanto di metastasi. Invece gli squilibri narrativi, la mancata sintesi di alcuni elementi simbolici ed evocativi come (ad esempio) la processione e un accento inutilmente marcato sulla spy story indeboliscono (ma non annullano) l’esito complessivo. Due stelle e mezza…

 

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