In un paesino della Sicilia nel secondo dopoguerra il bambino Totò ha una grande passione per la settima arte. Il Cinema Paradiso è la sua seconda casa grazie anche all’amicizia con il proiezionista Alfredo. Dopo un incendio che acceca Alfredo e a cinema rinnovato, Totò prenderà il suo posto. Ma il suo futuro è nel fare cinema, non nel proiettarlo. Anche se l’amore per Elena lo farebbe rimanere per sempre in paese le circostanze (e non solo) lo spingeranno altrove.
Quando si recensisce Nuovo Cinema Paradiso è necessario dichiarare a quale versione si fa riferimento perché sono state molteplici. Ci riferiamo qui a quella della durata di 173 minuti che non corrisponde a quella premiata con l’Oscar che venne tagliata di ben 25 minuti facendo scomparire il personaggio di Elena adulta. La decisione, presa da Tornatore insieme a Cristaldi, fu saggia perché il film nella sua veste originale risultava fortemente squilibrato. Tornatore, alla sua opera seconda dopo un bell’esordio con Il camorrista, canta nella prima parte un’ode al cinema arte popolare capace di riempire non solo le sale ma la vita delle persone negli anni che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale ai Sessanta. Non si tratta solo di vedere scorrere sullo schermo del Cinema Paradiso le immagini di capolavori che sapevano parlare non solo ai critici ma soprattutto al cuore e alla testa della gente. Si avvertono quasi sensorialmente il fumo, il sudore, l’affollamento delle sale grazie alla storia di un’amicizia che viene cementata da una comune passione: quella di Totò (un perfetto Salvatore Cascio) e Alfredo (un grande Philippe Noiret credibilissimo nei panni di un proiezionista siciliano) per il cinema. La sala parrocchiale, controllata dall’ inflessibile parroco censore, è il crocevia in cui si incontra un’Italia che affronta il mutamento dei costumi attraverso un immaginario che è collettivo perché fisicamente ( e non solipsisticamente come spesso oggi avviene) accomuna le persone. Tornatore sa come gestire la materia alternando il riso e il sorriso alla commozione. Perde invece il senso della misura nella storia d’amore tra il Totò cresciuto e divenuto Salvatore e la bella Elena. Vicenda contrastata ma talmente reiterata (in particolare con il lunghissimo dialogo in auto tra il protagonista divenuto regista famoso e l’antico amore) da far pensare a due film in uno tanta è la distanza che separa la prima dalla seconda parte. Talvolta le forbici in sala montaggio si rivelano uno strumento utile e in questo caso lo sono state, contribuendo a fare di Nuovo Cinema Paradiso un prezioso film sulla memoria… Fonte Trama
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