RedRoadJackie è una giovane donna con un segreto che da tempo le impedisce di vivere compiutamente. Impiegata come operatrice in un centro di sorveglianza nella periferia di Glasgow, osserva scorrere la vita anonima degli altri attraverso le telecamere a circuito chiuso. Strade, vie, negozi, cortili, finestre, il suo occhio arriva dappertutto, a soccorrere una donna aggredita, a sorridere di un uomo e il suo cane, a spiare una domestica, a vigilare sulla sicurezza di quella piccola comunità.
Un giorno tra i volti anonimi riconosce un uomo che risveglia in lei un doloroso rimosso. Ossessionata da Clyde comincia a indagare e a osservare la sua vita misera, spesa tra un appartamento fatiscente e un pub fumoso. Lo pedinerà fino a provocare un incontro, alla ricerca disperata di una spiegazione che la liberi dai sensi di colpa e dal passato.
Lars von Trier ci ha abituati alle sue dichiarazioni di intenti, ai dogmi, ai “voti di castità”, agli impedimenti (Le cinque variazioni), perennemente alla ricerca di un cinema contro, in grado di opporsi alla prassi delle produzioni dominanti. Darsi delle regole per comunicare è il pensiero che ha ispirato anche Red Road, primo di una trilogia intitolata Advance Party. Il progetto, prodotto dalla Zentropa di von Trier, dalla Sigma Film dello scozzese Gillian Berrei e dalla produttrice danese Sisse Graum Jorgensen, stabilisce delle regole pratiche: riprese in digitale, tre città scozzesi, una compagnia stabile di attori che conservano lo stesso ruolo, un gruppo di personaggi per tre registi esordienti.
Rompe il ghiaccio Andrea Arnold, la regista premio Oscar 2004 per il cortometraggio Wasp. In un quartiere malfamato di Glasgow la regista ambienta la sua opera metacinematografica dove non accade quasi nulla e tutto ciò che conta è già avvenuto fuori campo, conservato, come i nastri del centro di sorveglianza, nell’archivio della memoria. La protagonista, bloccata nel passato e incapace di vivere il presente, sopravvive in un limbo tecnologico da cui osserva inosservata lo scorrere della vita. Sarà la vista di Clyde, che incarna un passato mai risolto, a spingerla in strada, diventando oggetto dello sguardo.
Il film della Arnold, vincitore a Cannes 2006 del Premio della Giuria, riflette sul sistema di controllo delle società moderne e sul primato dello sguardo della macchina su quello dell’uomo. Al contempo funziona come uno psicodramma che permette alla protagonista di sperimentare invece di osservare, di smettere di rimandare e di superare l’instabilità emotiva. Jackie abbandonerà le telecamere per accedere alla vita e offrirsi finalmente al suo sguardo benevolo. Perché se la vita nasconde le insidie osservate dai monitor, promette anche il premio più grande di tutti: la libertà dalle catene che ciascuno si costruisce da sé…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10

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