imm (43)In una Londra in frenesia immobiliare l’ammanicato magnate Lenny Cole decide chi, come e quando possa ottenere nuove licenze, sfruttando la sua posizione a sfavore dei meno potenti. One Two e l’amico Mumbles sono stati appena fregati dal ricco businessman – che li aveva illusi con il miraggio di un permesso d’uso, salvo poi impedirne l’accettazione – e hanno una settimana di tempo per restituirgli il prestito di due milioni.
Archiviati due flop (Travolti dal destino e il sottovalutato Revolver) e un matrimonio ingombrante, Guy Ritchie torna alla formula del cinema che gli ha dato il successo e alla malavita londinese fatta di feroci criminali e gangster da strapazzo. In un turbinio di personaggi – assessori corrotti, imprenditori russi, tirapiedi, contabili in gonnella, capo-bagarini con il pallino dell’arte, killer invincibili, rockstar drogate – di accenti e di traffici si divaricano e si intrecciano le storie di Lenny Cole (Tom Wilkinson), One Two (Gerard Butler) e del leader dei Quid Lickers, Johnny Quid (Toby Kebbell). Il primo sta per concludere un affare milionario con un pezzo grosso della mala russa deciso a investire sette milioni di sterline nel mattone. Il secondo manda inconsapevolmente in fumo la delicata operazione per ben due volte. Il terzo, che del primo è figliastro, si è appropriato di un bene prezioso aggravando ulteriormente la faccenda.
Nonostante la trama apparentemente complicata, Ritchie si dimostra capace ancora una volta di saper svolgere con mestiere la matassa, tenendo saldamente le estremità del filo senza mai perdere di vista la fine. La battuta di Cole – “è tutta una questione di dettagli” – calza a pennello il regista inglese che regala ad ognuno dei suoi personaggi una caratteristica, una battuta, un’azione bizzarra quanto memorabile. Catturando con l’obiettivo una città-cantiere di cemento grigia e uggiosa, zooma sui volti, sugli abiti, sugli accessori (firmati) fotografando una microsocietà all’interno di una macrosocietà, entrambe altrettanto corrotte e corruttibili.
Da sempre attratto dalla malavita e dai suoi meccanismi, Ritchie genera (prima sulla pagina e poi sul grande schermo) villain amabili e pieni di fascino, talvolta fessi ma in fondo umani. Collocandoli all’interno di una storia dai risvolti paradossali che non manca del consueto lieto fine rivela di subirne il fascino e sceglie di mostrarne la natura violenta senza eccedere nella rappresentazione stessa della violenza. All’agilità e scatto di un montaggio da videoclip d’autore – che tramuta una scena di sesso in un orgasmo cinematografico – alterna momenti misurati, decelerati dalla stupefazione di un brano (“The Gun” di Lou Reed) o da un sensuale ralenti. Con RocknRolla l’ex “material guy” rientra al cinema di genere in forma smagliante rivelando di essere “guarito” dal blocco del regista. Bentornato fra noi. Fonte Trama

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