Un misterioso agente trasporta in segreto da Mosca a Washington una preziosa gabbia contenente una cagnetta come dono per la figlia del Presidente Kennedy. Una volta entrata nella Casa Bianca, questo dono peloso dell’Unione Sovietica agli Stati Uniti racconta agli altri inquilini a quattro zampe l’impresa delle due cagnette che nel 1960 furono i primi esseri viventi a volare in orbita a bordo del satellite Sputnik e a far ritorno sulla Terra. La storia di Belka e Strelka ha inizio pochi anni prima, quando Strelka era la star in un circo di animali e Belka una randagia che vagabondava in giro in compagnia di Venya, un ratto loquace e sempre affamato. Il caso le vede finire assieme nelle gabbie degli accalappiacani moscoviti ed entrare a far parte del programma per l’addestramento aerospaziale sotto il controllo di un rigido pastore tedesco, il Capitano Kazbeck.
Nel 1986, con il muro di Berlino ancora in piedi, Steven Spielberg e Don Bluth raccontavano in Fievel sbarca in America la storia animata di un topolino russo di origini ebraiche deciso a emigrare oltre l’Atlantico perché “non ci son gatti in America e ci regalano il formaggio”. Adesso, la Russia post-sovietica che ha scoperto negli ultimi vent’anni l’occidentalizzazione può ricordare con affetto e un po’ d’orgoglio i suoi felici primati aerospaziali e rendere omaggio a quegli animali che portarono a compimento l’impresa. Ma, come per l’esplorazione dell’universo cinquant’anni fa, anche la frontiera dell’animazione digitale può diventare il terreno per una competizione contro la supremazia degli americani.
Niente guerre fredde e crisi missilistiche stavolta, s’intende; solo un confronto pacifico e votato all’intrattenimento tanto impari quanto visibilmente ricercato dagli animatori russi. I riferimenti sono tanti e per la maggior parte piuttosto evidenti, visto che si accostano alle avventure più recenti della Pixar e della Disney: la cagnetta Strelka è una versione femminile del cane-eroe Bolt, così come il ratto Venya ricorda molto il Remy di Ratatouille e la rappresentazione della Mosca degli anni di Kruscev emula la grafica fumettistica e art deco de Gli Incredibili.
Il tentativo di orbitare attorno ai successi dell’animazione americana è debole non tanto nella qualità del disegno tridimensionale (anche se l’impressione di profondità è pressoché nulla e decisamente poco sfruttata nelle sue potenzialità ormai ben note ad un pubblico esteso), quanto nell’evidente frattura che si pone a livello narrativo ed emotivo. Le ridotte dimensioni dei protagonisti diventano giustamente l’occasione per trasformare ogni momento in una sequenza d’azione, ma nessuna di queste risulta particolarmente coinvolgente; così come il nucleo toccante della vicenda (la cagnetta Belka alla ricerca del padre scomparso fra le stelle) irradia prima patetismo che commozione. Lo sguardo adulto dell’animazione più moderna si riduce invece a pochi ammiccamenti, ridotti e troppo selettivi, come l’enorme statua di Vera Mukhina, simbolo del celebre Mosfilm, che ospita il covo del topo, o la citazione orwelliana da “La fattoria degli animali” («Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri»).
In senso inverso rispetto al romanzo dello scrittore inglese (che era un’allegoria satirica del totalitarismo sovietico del periodo staliniano), Space Dogs diventa come una celebrazione piuttosto statica e un po’ pedagogica di uno dei felici primati dell’ex-Unione Sovietica. Una celebrazione festeggiata senza bicchieri di vodka e con troppo spirito di patata…
Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10

Streaming:
NowVideo

Download:
RapidGator
NowDownload

Space Dogs 3D in Streaming ITA