imm (1)Andrea Campi è un avvocato di successo col vizio dell’Inter e del sushi. Single e cinico, impossibile stabilire quale condizione abbia originato l’altra, Andrea lavora in un prestigioso studio legale che si occupa di fusioni e operazioni societarie. Il suicidio di un collega e l’acquisizione di un’azienda farmaceutica da parte di una multinazionale araba lo forzano a vincere l’impasse in cui è precipitato, abbandonando scrivania e apatia. Lontano dall’ufficio, Andrea si accorge di vivere una vita inconsistente fatta di apparenze, relazioni superficiali, sesso indolente, soddisfacimenti di istinti biologici primari. A rivelarglielo sono gli occhi e la competenza di una giovane collega francese, immune al suo fascino e alle sue battute. L’irriducibilità di Emilie non dura a lungo e, complici le artificiose notti di Dubai, gli avvocati avversi cedono le armi e scoprono l’amore. Ma agli affari economici non fanno bene agli affari di cuore, che capitolano insieme ad Andrea, di nuovo solo. Licenziatosi, si ritirerà a meditare sulle ‘cause perse’ e sui treni da prendere.
Mutuando il titolo del suo terzo romanzo, un posto nel mondo è quello che cercano da sempre i personaggi interpretati da Fabio Volo, eterno Peter Pan resistente al matrimonio eppure in cerca di una donna e un sentimento che lo responsabilizzi una volta per tutte. Ma non è mai la volta definitiva perché nel film successivo il nostro è ancora daccapo. Cambia professione, magari città ma lo stato di ‘singletudine’ persiste, riavviando il nastro e la ricerca della maturità. La reiterazione di questa ricerca è l’aspetto più interessante di Studio illegale, trasposizione del romanzo omonimo di Federico Baccomo. L’idea di formazione (o di crescita) che emerge dalla commedia di Umberto Carteni non contempla per il suo protagonista il superamento della ‘linea d’ombra’. Alla maniera dell’uomo ordinario e simpatico incarnato da Volo (e attestato dalla sua filmografia), il suo avvocato non diventa mai davvero grande, nessuna esperienza è definitiva e qualsiasi cosa faccia, può sempre tornare indietro, rimandando all’infinito le scelte irreversibili e compiacendosi della propria narcisistica immaturità. Studio illegale, che vorrebbe informare e divertire lo spettatore sulla categoria meno amata dagli italiani, quegli avvocati così sensibili al rapporto col denaro e segretarie in tailleur d’ordinanza, finisce di fatto per essere cannibalizzata da Fabio Volo. Perché la commedia è costruita a misura dei suoi fan, che ritroveranno l’universo esistenziale del loro diletto afflitto dalla stessa febbre: il dubbio della scelta tra una vita libera all’insegna di ciò che conta di più (amici, amori) e l’affermazione individuale, ieri nella variante del posto fisso tanto caro alla cultura della piccola borghesia anni Sessanta (La febbre), oggi in quella carrieristica e rampante sospesa tra grandi opportunità e massima disponibilità. Se Il giorno in più si divideva tra Milano e New York, Studio illegale dimostra la stessa apertura al movimento, spostandosi dalla Brianza agli Emirati Arabi, dove gli avvocati innamorati perderanno l’innocenza su quella macchina di verità che è il processo sentimentale. Se alcune note umoristiche sono indovinate, lo sono meno i ruoli di contorno, poco articolati in fase di scrittura ma ben interpretati da Ennio Fantastichini, Nicola Nocella, Marina Rocco, Pino Micol. La sceneggiatura concede poche battute a ciascuno ma è quanto basta per ricavare una mappa di tipi e caratteri sconsolanti, dove gli uomini sono sempre scaltri e le donne ammiccanti. Al cinismo amorale del mondo legale fa naturalmente seguito la finta indignazione del protagonista subito dissimulata nell’epilogo e in un bacio colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Il mondo che Federico Baccomo ‘metteva sulla pagina’ e alla berlina affonda nella fissità di un unico punto di vista, quello di un uomo medio con la battuta pronta che ‘accoglie’ i doveri di una vita adulta. Almeno fino al prossimo film.

Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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