Hall Baltimore è uno scrittore di horror che capita in un piccolo paesino di provincia per vendere i suoi libri. Qui incontra il vecchio sceriffo del luogo, Bobby LaGrange, che lo convince di avere una storia perfetta per un nuovo romanzo da scrivere insieme: nel paese è appena avvenuto un terribile omicidio, probabilmente legato alla presenza di vampiri. Baltimore comincia le indagini per il nuovo racconto, che conducono direttamente ad un vecchio hotel in cui in passato è stato commessa una terribile strage di innocenti. Tra realtà e stato onirico lo scrittore finisce coinvolto in un vortice che invece di gettare chiarezza sugli eventi lo porterà sempre più in profondità, costretto ad affrontare anche i fantasmi del suo passato.
La nuova giovinezza di Francis Ford Coppola, arrivata al terzo film in quattro anni, comincia sinceramente ad inquietare. Dopo le farneticazioni incomprensibili di Un’altra giovinezza e il melodramma molto più centrato Segreti di famiglia, questo nuovo “horror” Twixt conferma che se da una parte il leggendario autore ha definitivamente ritrovato la voglia di mettersi in gioco, dall’altra esplicita che le sue sperimentazioni estetiche e narrative appaiono ormai fuori tempo massimo. Il canovaccio da cinema di genere tanto caro a Coppola anche nei suoi film più personali viene adoperato per poi costruire una storia spezzettata che procede per accumulo invece di costruire una trama anche minimamente articolata. Dal punto di vista della messa in scena il regista si concede sperimentalismi sul colore, sul taglio dell’inquadratura e addirittura sul 3D – due scene soltanto, introdotte da occhiali virtuali che si inforcano sull’immagine e avvertono lo spettatore che è arrivato il momento di indossarli a sua volta – che avevano un senso all’epoca di Rusty il selvaggio, ma nel cinema aperto e multimediale di oggi diventano sinceramente anacronistici. Lavorando in maniera così invasiva sulla composizione cromatica e sul linguaggio metacinematografico Coppola rende ancora più confuso un film che prende troppe direzioni per poi riuscirle a ritrovare in un finale coerente.
Unico momento veramente emozionante di Twixt è quando il regista mette in scena in maniera esplicita un momento tremendo della sua storia, la morte del primogenito avvenuta nel 1986 a causa di un tragico incidente di barca. A parte la commozione suscitata da questa scena – e bisogna comunque conoscere la vicenda per capirne la forza emotiva – il lungometraggio non possiede altri reali motivi d’interesse. Anche le performance di Val Kilmer, Elle Fanning, Ben Chaplin e il grande vecchio Bruce Dern non contribuiscono a risollevare le sorti di un film eccessivamente pretenzioso, il quale, invece di rivelarsi un “divertissement” cinefilo imbocca la strada impervia dell’autorialità più irritante. Francis Ford Coppola è quello di Apocalypse Now, de La conversazione, della trilogia de Il padrino e di altri capolavori intramontabili…

 

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