imm (4)In questo quinto film di Jeunet erompe l’immaginazione, le trovate abbondano (lo scoppio catastrofico di un dirigibile in un hangar, l’assassinio di un uomo legato al letto dopo pratiche sadomasochiste e ucciso con le scaglie dello specchio appeso sopra) forse per sopperire alla carenza della storia.
La vicenda è quella della sognatrice Mathilde che non si rassegna alla condanna a morte del fidanzato ucciso dai commilitoni – durante la Ia guerra mondiale – e in maniera ossessiva cerca gli indizi che la conducano a ritrovarlo. Si sposterà dal suo paesino alla scoperta di una Parigi favolosa (rivitalizzata in digitale), con i colori vivaci di Place de l’Opéra e del Trocadero, tra preti che conoscono mezze verità, prostitute vendicative e avvocati che faticano ad essere avidi; tornerà al suo paese in preda allo sconforto, scoprirà un altro indizio e ripartirà per Parigi… è un oscillamento per la verità ripetitivo tanto che non c’interessa veramente sapere se il fidanzato Manech sia vivo o morto.
A questa storia letteraria (la sceneggiatura è tratta dal romanzo omonimo di Sebastien Japrisot) si affiancano le scene descrittive che rappresentano il punto di forza del film, omologhe delle pause epistolari del libro e che sono degne di essere ricordate per la notevole carica materica (maggiori di quelle de Salvate il soldato Ryan): mani mozzate per auto-lesionismo, fango sulle ferite, le trincee così presenti nella pioggia cadenzata tanto da sembrare che ci troviamo in mezzo ad esse. Poi la casa di Mathilde che sembra uscita da una pennellata dei fratelli Grimm, ossimori di lei con un ombrello in mezzo ad una prateria, sul piano narrativo il suo carattere fragile alla mercé di profezie personali (“se contando fino a sette non arriverà il controllore, allora Manech non sarà morto”); l’affastellarsi di un’altra tematica come quella dei soldati francesi che si auto-mutilavano per non prendere parte alla battaglia e che poi vennero giustiziati da un sommario tribunale militare francese (tematica ancora rimossa oltralpe). È come se fossero grandi tessere di un puzzle che a mala pena si lascia guardare ma che visto a distanza si mostra in tutta la sua ferocia e stravaganza, quasi spudorato e in balìa del fervore immaginifico del regista.
Certamente meglio di molti film italiani soporiferi (anche se le case produttrici francesi hanno fatto togliere al film la paternità perché prodotto con capitali della Warner), epigono della nouvelle ondata transalpina dei kolossal (Il quinto elemento, Vidocq e il prossimo Arsenio Lupin), ma la cui figuratività eccessiva mina la raccontabilità della storia. Fonte Trama

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Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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