Pooh si sveglia con il pancino che brontola e scopre di non avere più miele in casa. Esce per andarlo a cercare ma s’imbatte nel dramma di Ih-Oh, che ha perso misteriosamente la coda. Riportare la coda all’amico asinello diventa la cosa più importante da fare per Pooh e tutti i compagni del Bosco dei Cento Acri, almeno finché non accade di peggio. Infatti Christopher Robin non si trova da nessuna parte e il gufo Uffa, traducendo un suo biglietto autografo, afferma che è stato rapito dal mostro Appresto. La giornata diventa così piuttosto impegnativa per un orsetto che era uscito solo per cercare del miele…
Primo lungometraggio sul grande schermo da oltre 35 anni, il film dell’orsetto di pezza Winnie The Pooh, nato dalla penna di A. A. Milne e ispirato ai veri pupazzi del figlio dell’autore, Christopher Robin, vede la luce sotto il regno di John Lasseter e non gli poteva andare meglio. Fino ad ora, infatti, il pregiudizio sullo zuccheroso orsetto goloso di miele, dal cervello piccolo e il cuore grande, non solo era lecito ma appariva addirittura avvalorato da molti dei cortometraggi in circolazione, realizzati con tratto troppo rapido e digitale. I registi Stephen J. Anderson e Don Hall riescono invece nell’impresa di fare un film contemporaneo proprio andando a ripescare il classico.
Basterebbe far notare che a cantare la musichetta originale del personaggio, riarrangiata ma riconoscibilissima, c’è un’icona indie come Zooey Deschanel e dovremmo esserci intesi. Ma c’è di più e di meglio. La storia guarda agli esordi di Winnie Pooh, ai corti degli anni Sessanta (poi riuniti a loro volta in un lungo), dove la progressione narrativa procede “a cascata” esattamente come avviene nel gioco infantile, capace di distrarsi ad ogni occasione senza perdersi mai. Il tratto, poi, è quello tipico dell’acquerello e del disegno fatto a mano che, combinato con la messa in scena di contesto e paratesto – i personaggi escono letteralmente dalle pagine, a volte portando con sé alcune parole o utlizzando una stringa di lettere come vera e propria soluzione narrativa – riescono nell’incredibile: dare al prodotto un senso di artigianalità e unicità nonostante il marchio rappresenti un emblema della serialità e dello sfruttamento commerciale universale.
Dulcis (è il caso di dirlo) in fundo, alcune sequenze come quella della descrizione del mostro Appresto (Backsoon), realizzata sul fondo nero di una lavagna, o quella delle allucinazioni da fame di Pooh, che vede ogni cosa prendere le fattezze di un vasetto di miele, riportano alla mente le soluzioni più graficamente inventive, psichedeliche e straordinarie dei vecchi classici Disney. Dopo questo film il pregiudizio non è più ammesso, ma sarà di certo più difficile tornare ad accontentarsi degli episodi televisivi…

 

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Winnie the Pooh – Nuove Avventure nel Bosco dei 100 Acri in Streaming ITA